R80gs - Owner Club - Le nostre storie - Una fotografia

I nostri sponsor

r80gs - Sponsor - Meneghetti

r80gs - Sponsor - Motorrad

r80gs - Sponsor - Solfer

r80gs - Sponsor - Bellussi

r80gs - Sponsor - Unifilter

r80gs - Sponsor - Sachs

r80gs - Sponsor - Assigest

r80gs - Sponsor - Domina

Ceccato Motors

r80gs - Sponsor - tcxboots

r80gs - Sponsor - Midland

r80gs - Sponsor - BikerFactory

Una fotografia

Una fotografia – Storia di un giorno di Dicembre 2009 di Zio Albe
L’altro giorno tentavo per l’ennesima volta di mettere ordine fra le carte, lettere, fatture, richieste di pagamento, cartoline che giacciono anche da anni indisturbate in vari angoli della casa o celate in cassetti di mobili usati come magazzini fino al punto che non si possono aprirne le porte senza provocare una valanga.
Sforzandomi di selezionare cio’ che è da buttare da cio’ che è da tenere, mi è venuta in mano una fotografia che ritraeva tre ragazzini piu’ o meno di nove anni sul bordo di una strada con uno sfondo di campagne bruciate dal sole.
Il ragazzino ero io, con i Roy Rogers dei quali ero orgoglioso comprati per l’occasione nelle bancarelle di Piazza Capitaniato, le scarpe da ginnastica Superga blu ed una maglietta bianca con a tracolla una borsetta di tela nera dove riponevo le mie cose preziose, mentre gli altri due, pastorelli turchi, erano con dei pantaloni lunghi ma un po’ sdruciti e senza scarpe.

La foto mi ha improvvisamente scollegato dalla realta’ e senza volerlo mi ha portato in un decimo di secondo nel lontano 1968, anno in cui con mio padre e la “nostra” Fiat 124 siamo andati in Turchia.
I ricordi sono affiorati limpidi e freschi come se fossi appena tornato da quel viaggio.
Viaggiare con papa’ era l’unico momento che avevo per restare con lui che era sempre preso dal lavoro e dai pensieri per cui quando si partiva era per me una vera festa anche perche’ eravamo soli io e lui.
Per raggiungere Istanbul la strada era allora per alcuni tratti sterrata e polverosa ma immersa in una bellissima campagna collinare dove il sole di un agosto assolato era per lunghi tratti il nostro unico compagno di viaggio.

I ragazzini con cui ci siamo fermati per un po’ erano due pastorelli che si erano avvicinati durante una breve sosta richiesta da me per fare una fotografia ai campi.
Erano allegri e orgogliosi di mostrarmi le pecore che dovevano guardare, ma mi accorgevo che guardavano le mie scarpe all’improvviso diventate oggetto di desiderio ma per quanto generoso non mi sognavo minimamente di lasciargliele (avevo solo quelle) e poi loro erano in due!!!!
Vergognandomi un po’ dei miei pensieri ho dato loro l’unica cosa che potevo dare cioe’ le famose gomme americane o “ciuingam” delle quali avevo una scorta formidabile.
Questo è bastato a scatenare la loro felicita’ e mi ha fatto pensare per la prima volta che bisogna essere felici di quello che si ha anche se magari per qualcun’altro è poca cosa.
Ho poi fatto veder loro sulla cartina dove era l’Italia, da dove venivamo e tutto il tragitto che avevamo compiuto parlando io in italiano e loro in turco.

Dopo un po’ siamo ripartiti salutandoci come se fossimo stati dei grandi amici e mentre pensavo che sarebbe stato bello comprendere cio’ che si era detto e quindi capivo senza volerlo l’importanza di conoscere le lingue ”straniere” mi sono girato per vedere i ragazzini che ci salutavano e che diventavano sempre piu’ piccoli.
Mentre ero ancora girato, dalla polvere che alzavamo è comparsa all’improvviso la sagoma di un motociclista che in breve ci ha raggiunto ed ha affiancato la nostra macchina.
Era una Guzzi V7 bianca targata Bologna ed il pilota aveva un Barbour nero, il casco a scodella bianco, gli occhiali da sole, un paio di stivali neri con i jeans ed al collo un fazzoletto rosso.
La sorpresa è stata grande anche perche’ la pubblicita’ delle gomme regalate ai due ragazzini (le Brooklin) era fatta al tempo dal famoso Californiano che aveva per l’appunto una Guzzi v7 con la quale arrivava e risolveva ogni situazione.

Questa moto poteva essere vinta con il concorso a causa del quale io mi stavo rovinando le mascelle per comprare piu’ gomme possibili e quindi aumentare le possibilita’ di vincere.
Lui non era il Californiano ma la moto aveva delle borse laterali di cuoio ed al posto del passeggero una sacca messa di traverso alla sella.
Nell’affiancarci forse perche’ ha visto la targa italiana, ha guardato dentro alla macchina ed ha visto che lo guardavo probabilmente con la bocca aperta e mi ha sorriso alzando il pollice verso l’alto.
Quel saluto è stato per me come una investitura e quando quello che mi sembrava un affascinante cavaliere che andava verso chissa’ quali avventure è un po’ alla volta sparito all’orrizzonte la mia fantasia mi portava gia’ ad emularlo in avventure meravigliose.
I giorni seguenti mentre visitavamo la citta’ che allora era agli occhi di un ragazzino permeata di mistero e fascino orientale, mi giravo sempre in cerca della moto e e del suo pilota ma inutilmente.

Ritorno al presente e mi guardo allo specchio con la fotografia in mano.
Vedo un uomo un po’ irrobustito da anni di dolci sevizie alimentari,con i capelli sempre piu’ radi, con i muscoli un po’ sgonfiati e con delle rughe che segnano il viso ma dentro quest’immagine riflessa rivedo anche un ragazzino con la testa per aria che faceva fotografie alle cose e nelle situazioni piu’ strane, che scopriva con meraviglia le differenze tra la gente ed i popoli viaggiando con suo papa’ e che non sapeva cosa sarebbe stato della sua vita ma che sapeva che qualsiasi percorso avrebbe intrapreso ci sarebbe stata sicuramente al suo fianco una moto e ci sarebbero stati i viaggi.
Con la fotografia in mano ho sentito la stessa emozione di allora, ho rivisto lo sguardo di mio padre, ho risentito la sua voce,ho respirato il profumo dei campi bruciati e l’odore delle sue sigarette, ho ascoltato la stessa musica che emetteva il super 8, ho rivisto la polvere bianca della strada e quella moto che, passata di fianco alla macchina ed alla mia vita per neanche un minuto aveva impresso un ricordo che sarebbe durato per sempre.

Perso dentro me stesso non so se sia trascorsa un’ora od un minuto ma la voglia di mettere a posto è passata.
Rimetto tutto dentro al mobile,prendo il casco, dopo tanto tempo mi viene voglia di usarlo e mi infilo il Barbour, metto i documenti nella tasca trasversale, il portafoglio in quella interna, mi lego al collo il mio foulard rosso e penso che da quando vado in moto ho sempre avuto un foulard rosso ma adesso forse so perche’.
Monto in moto e parto.
Dicembre a Padova, in moto fa freddo, penso che il Barbour sporcava e sporca, d’inverno non riparava dal freddo e d’estate faceva sudare di piu’ ma era ed è il Barbour, non è una giacca è qualcosa di piu’.

Dentro sento un caldo che parte dal cuore ed arriva alla punta delle dita.
Quando sei con la tua moto stai bene, anzi stai meglio.
Guido piano verso i colli e guardo i campi bianchi di neve ed i pensieri vanno per conto loro.
Anche se non ci sono pastorelli con le loro pecore sento che tutto puo’ succedere e penso sorridendo che chissa’,….magari mi superi un giovane vecchietto con una Guzzi v7 targata Bologna, mi guardi e mi saluti con il pollice rivolto verso l’alto.


 R80gs - Owner Club - Passione per l'avventura Realized by  Daniele Volpe