TIBET 2002 - R80gs - Owner Club

I nostri sponsor

r80gs - Sponsor - Baap

r80gs - Sponsor - Armando Vidale

r80gs - Sponsor - M.R.Z.

r80gs - Sponsor - ACI

r80gs - Sponsor - Missana

r80gs - Sponsor - Castrol

studio dentistico cardarelli

r80gs - Sponsor - Barbella

r80gs - Sponsor - Zucchetti Software

r80gs - Sponsor - BikerFactory

r80gs - Sponsor - Midland

r80gs - Sponsor - Pinton

r80gs - Sponsor - Topgas



r80gs - Sponsor - Unifilter

r80gs - Sponsor - Civi

r80gs - Sponsor - Pneusmarket

r80gs - Sponsor - mrboxer

r80gs - Sponsor - tcxboots

r80gs - Sponsor - Motorrad

r80gs - Sponsor - Gottardi

r80gs - Sponsor - Unibat

r80gs - Sponsor - Barbato

r80gs - Sponsor - Assemblaggi Service

r80gs - Sponsor - Tucano

r80gs - Sponsor - Famsa

r80gs - Sponsor - Offquattro

r80gs - Sponsor - Motor Sport

r80gs - Sponsor - Boschiero

r80gs - Sponsor - Agv

r80gs - Sponsor - Meneghetti

r80gs - Sponsor - Ometto Trasporti

r80gs - Sponsor - Sapori

r80gs - Sponsor - Domina

r80gs - Sponsor - Forgialluminio

r80gs - Sponsor - Qdex

r80gs - Sponsor - Assigest

r80gs - Sponsor - Zandona

r80gs - Sponsor - Coface

r80gs - Sponsor - Solfer

r80gs - Sponsor - Bellussi

r80gs - Sponsor - Its Gut

r80gs - Sponsor - Sachs

r80gs - Sponsor - Pangea

r80gs - Sponsor - Adriatica

r80gs - Sponsor - revit

Ceccato Motors



Tibet 2002


Sul tetto del mondo
Una prima assoluta in Tibet con otto BMW R 80 G/S . 8000 km di cui 4000 di sterrato di vario tipo ad una altitudine media di oltre 4000 metri per 22 giorni,15 passi superiori ai 5000 metri ,decine di guadi di varia difficoltà,da Kathmandù a Lhasa attraverso la “friendship higway”dal campo base del mitico Chomolongma (EVEREST) alla sacralità del lago Manasarovar e Monte Kailash dai 45 gradi di New Dehli alla neve della catena Himalaiana.Una esperienza densa di emozioni non solo motociclistiche in un paese che in alcune zone sembra fermo al medioevo. Sull’aereo che ci portava in India ripensavamo alle difficoltà ed i problemi che si erano sovrapposti tra noi e la meta che perseguivamo da tanto tempo : il TIBET. Questa remota e per gran lunga inesplorata regione aveva avuto su di noi un magnetico ed irresistibile richiamo che ci aveva unito nello sviluppare un progetto che in un paio di occasioni sembrava diventato irrealizzabile prima per motivi politici poi per problemi burocratici. La preparazione delle moto,l’ottenimento delle lettere di invito,dei visti,la ricerca del migliore spedizioniere,dei biglietti aerei e soprattutto la ricerca degli sponsor senza dei quali non saremmo mai partiti ci aveva visto impegnati a fondo nei dodici mesi precedenti . Ora tutto sembrava lontano ed anche altri piccoli problemi tipo i bagagli non arrivati (Vive l’air France) ed i carnet preparati “ all’indiana “non ci impedivano finalmente il due agosto 2002 di partire verso la nostra avventura dopo aver recuperato le moto presso la sede locale della Khune Nagel.
Torna su
r80gs - tibet 01


Nepal
Una bella giornata di sole ci vede entrare in Nepal a NEPALGANJ e dopo aver espletato le formalità burocratiche (carnet,visti) moltiplicate per otto attraversiamo il bellissimo TERAI ,un enorme parco naturale posto tra il confine indiano ed i primi contrafforti montuosi dove una quasi totale assenza di traffico permette di godere appieno del bellissimo panorama. I segni dell’alluvione della settimana precedente ci fanno pensare che siamo stati fortunati ma questa convinzione dura poco difatti purtroppo un ciclista distratto taglia la strada ad Albertino e provoca quello che al momento sembrava un grave incidente. Fratture del ciclista portato in auto in ospedale (lontano 50 km) e probabile frattura della spalla ed una grave escoriazione al braccio erano i danni del pilota. Purtroppo la moto era conciata male:forcella e piastre piegate,pompa del freno rotta,strumentazione ,frecce e specchietti disintegrati e paracilindri e borse danneggiate. Il danno più grosso era però per il cardano danneggiato dalla botta presa dal cilindro destro. Il viaggio al momento sembrava compromesso ed il fatto che eravamo in stato di fermo controllati dai militari e l’arrivo della famiglia al completo del ciclista rendevano la situazione complicata. La forza del gruppo fa uscire da questa brutta situazione:c’è chi contratta con i militari e la famiglia,chi va in cerca di acqua (non bastava mai) mentre Renato sistema alla meglio la moto e Stefano valente dottore si occupa prima del ciclista e poi del pilota bisognoso di cure .In poche ore siamo in grado di ripartire per BUTWAL . Le emozioni non sono però finite. Il buio arrivato molto prima di raggiungere il paese ci vede arrestati dai militari di un posto di blocco .Da li veniamo accompagnati in una caserma. Il thè di rito serve ad un gentilissimo ufficiale a spiegarci che dopo il tramonto quella zona non è sicura (a causa della guerriglia maoista) però non potendo farci dormire in caserma ci fa scortare da tre camionette piene di militari armati di tutto punto fino ai margini della zona da loro reputata pericolosa. Verso le 23 arriviamo a Butwal e dopo aver trovato un albergo e parcheggiato moto e bagagli il cuoco nonostante l’ora ci prepara una cena ristoratrice. La mattina seguente sotto un bel sole ma non con il caldo umido dell’India partiamo per KATHMANDU dove arriviamo nel primo pomeriggio Ci posizioniamo alla famosa e frequentata Kathmandu Guest House nel quartiere di THAMEL dopo aver avuto un assaggio del caotico traffico della capitale. Il pomeriggio trascorso serve a fare il punto della situazione. Chi ha avuto l’incidente decide di continuare ,ci scarichiamo di un po’ di bagagli ritenuti inutili e diamo una controllata alle moto aiutati dal barista dell’albergo e dai suoi gin tonic. Il 7 Agosto lasciamo la capitale Nepalese per il tratto di strada che la unisce a LHASA che è chiamato “strada dell’amicizia”lungo circa 1000 Km. Il sole cocente sembra di buon augurio ma le piogge delle settimane precedenti avevano dissestato il terreno a tal punto che troviamo sulla nostra strada un numero considerevole ed imprevisto di frane e smottamenti. Per superare il più grande di questi lavoriamo in sintonia con i militari che aiutiamo a costituire un passaggio e loro aiutano poi noi a trasbordare le moto dopo averle scaricate dei bagagli. Tutti gli altri dovranno aspettare l’arrivo delle ruspe. Questi imprevisti non ci consentono di arrivare a KODARI (1900 m)che dista dalla capitale solo 150 km in tempo utile per l’appuntamento che avevamo con le guide cinesi .Quando arriviamo verso le 17 troviamo la dogana chiusa e non possiamo fare altro che trovare una sistemazione per la notte. La serata la trascorriamo assieme ad un gruppo di tedeschi arrivati con le loro fuoristrada qualche ora dopo di noi. Loro avevano organizzato un viaggio dall’India alla Germania e tra una birra e l’altra ci scambiamo impressioni ed informazioni. Kodari è un paese abbarbicato sulla roccia e si sviluppa solo ai lati della strada che trenta chilometri prima comincia ad essere sterrata. Qui si respira un’atmosfera particolare: il paese è molto coreografico, gli abitanti sono di razze diverse,i militari,certi camion che vengono scaricati a mano ed i cui materiali vengono portati a spalla da uomini e donne fino a dopo il confine cinese e viceversa lo rendono un posto unico. Per i viaggiatori che vogliono andare in TIBET è l’unico punto di passaggio e le pratiche doganali relativamente veloci ci portano con una certa emozione a transitare sul “ponte dell’amicizia” costruito dai cinesi.
Torna su
r80gs - tibet 03


Tibet
Con i militari cinesi il colloquio è impossibile e per fortuna arriva la nostra guida ZENO .Dopo le presentazioni di rito ci consegnano le targhe cinesi e dopo aver scaricato tutti i nostri bagagli nel loro fuoristrada andiamo a ZHANGMU (2300 m)dove dobbiamo fare dogana. Dopo un primo positivo assaggio di cucina cinese partiamo con l’emozione di essere finalmente giunti al vero punto di partenza. Definire spettacolare la strada che percorriamo è limitativo, tutti siamo presi dall’entusiasmo mentre passiamo dai 1700 metri del Nepal ai quasi 4000 di NYALAM in 30 km. Il paesaggio muta continuamente ed a ogni curva l’istinto ci spingerebbe a fermarci per osservare ciò che nella realtà supera l’immaginato. Al tramonto raggiungiamo i 5220 metri del TONG-LA primo passo Tibetano dove sotto la luce del tramonto solo con il rumore delle bandiere di preghiera svolazzanti avevamo il panorama a 360° su una corona di cime innevate. Questo momento da solo sarebbe valso tutto il viaggio ma nei giorni a seguire questo stato d’animo sarebbe divenuto quasi una costante. Dopo esserci infilati il pile percorriamo gli ultimi chilometri al buio superando il LALUNG-LA ( 5440 m) ed arrivando in prossimità di TINGRI (4400 m) finiamo in bellezza facendo,primo di una lunga serie,un doppio guado. Arriviamo verso le 23 presso lo EVEREST SNOW LEOPARD HOTEL dove ci aspettavano per la cena. Il mattino seguente il sole illumina un tratto della catena himalayana, il CHO-OYU è nel pieno della sua bellezza mentre l’EVEREST (CHOMOLONGMA)è coperto dalle nuvole. La repentina variazione di altitudine provoca un leggero disagio che impedisce ad uno di noi di essere in grado di guidare anche se solo per qualche ora. Ne approfittiamo per prendere il sole, fare il bucato e dare un’occhiata alle moto. Il giorno dopo partiamo per una meta da fiaba: il campo base dell’EVEREST. Solo il nome mette quasi in imbarazzo e ancora una volta tutto quello che avevamo immaginato viene superato dalla realtà. Al nostro arrivo al famoso monastero di RONGBUK tutti i monaci divertiti vogliono fare un giro in moto . Dopo qualche chilometro si arriva al piazzale del campo base dove dopo le foto di rito ci stendiamo al sole degli oltre 5200 metri e quelli che non si erano messi la crema protettiva si ritroveranno la sera con la pelle simile al cartone. Mentre riposavamo prima di cena (i 5000 metri si facevano sentire) ci bussano alla porta due giovani monaci che avevamo conosciuto il pomeriggio e ci invitano a gesti a seguirli. Incuriositi andiamo in un loro magazzino dove con orgoglio ci fanno vedere una moto cinese di 150 cc a cui manca qualche pezzo ed a gesti ci chiedono i ricambi. Dopo aver tentato di spiegare che i nostri non erano compatibili con l’aiuto della nostra guida chiediamo loro se erano in grado di ordinare i pezzi e farseli spedire al monastero .Avuta la risposta positiva abbiamo dato loro una cifra più che sufficente alle riparazioni e la felicità di questi monaci-motociclisti era tale che anche nella penombra di quell’ ormai lontano magazzino si vedevano i loro occhi brillare . Panorami mozzafiato incontri e dialoghi fatti di gesti con i tibetani gruppi di bambini che vendono fossili recuperati a circa 4700 metri un altro passo di circa 5200 m il GYATSO-LA e numerose soste per le foto si intersecano fino all’arrivo a LATHSE (4000 m) paese senza alcuna attrattiva. Tutti i paesi sono caratterizzati dalla netta differenza tra i quartieri cinesi dall’architettura diciamo omogenea e quello che resta o che è stato ricostruito dopo la rivoluzione culturale dei quartieri tibetani . Anche i monasteri superstiti (ne sono stati distrutti migliaia) ed il loro contenuto sono stati restaurati relativamente di recente però pur non conservando la piena originalità hanno un fascino formidabile. Fascino che si unisce all’ammirazione nei confronti dei tibetani che conservando anche negli anni più duri la loro fede dimostrano di avere una incredibile serenità ed un rapporto con il culto veramente radicati. SHIGATSE,GYANTSE, il lago YAMDROK-TSO (4500 m) sono una miscellanea di bellissimi monasteri,bruttissimi quartieri “moderni”,ed ovviamente bellissimi sterrati di vario tipo e difficoltà,con panorami così mutevoli che rendono il tragitto entusiasmante:passi di oltre 5000 metri si alternano con valli e laghi di stile alpino,fiumi, torrenti,ghiacciai e vette innevate sono il quotidiano che continua a sorprenderci. Una zona desertica con tanto di dune che fanno pensare alla lontana Africa preannunciano un’altra meta del nostro viaggio:LHASA che con i suoi 3760 metri è il punto più basso del nostro percorso in Tibet. Gli ultimi 50 km sono asfaltati e qualche km prima di arrivare avvistiamo il POTALA simbolo del Tibet. Descrivere le emozioni è difficile ma comunque sono certamente felicità , soddisfazione e perché no,orgoglio per essere lì con le nostre moto,quello che sentiamo al nostro arrivo al bellissimo e nuovo TIBET HOTEL sul cui piazzale veniamo accolti dai dirigenti della organizzazione turistica e dobbiamo dire che alcuni giorni passati in questo comodissimo albergo ci fanno proprio piacere. BARKOR SQUARE, il POTALA,il JOKHANG, il monastero di GANDEN,il NORBULINGKA,contrastano fortemente con i non integrati quartieri più moderni e ciò che si immaginava ricco di religiosità si scontra frontalmente con una realtà fatta di decine di postriboli e karaoke presenti lungo i viali. Dopo aver visto quanto c’è di bello e brutto in città girando con il bus messoci a disposizione,ci prepariamo per quello che doveva essere il tratto più impegnativo del tragitto:il Tibet occidentale. Sicuramente questa regione è tra le più isolate del mondo e nonostante la ormai cospicua narrativa e documentazione soprattutto fotografica, ancora poco si conosce di questi luoghi.. La necessità di avere oltre che i viveri, il materiale da campeggio, i carburanti per circa 1500 km di autonomia (dopo LATHSE ) ci obbliga all’utilizzo di un camion che caricasse oltre a tutto questo anche i nostri bagagli. Il gruppo era formato da: autista e cuoco nel camion , guida, autista e responsabile dell’ufficio politico nel TOYOTA tutti personaggi gentili,positivi che hanno sempre fatto del loro meglio per aiutarci. Dopo Lathse inizia il tratto impegnativo:la stagione delle piogge volge al termine ma comunque fa sentire la propria influenza. Sole e nuvole si alternano come il panorama e la strada (sempre sterrata) mulattiere alpine si alternano a sabbioni africani,fangaie si alternano a tole ondulè,praterie,guadi a decine seguono valichi da oltre 5000 metri e l’impegno nella guida ci portano alla sera ad essere sì felici ma anche provati. A 5000 metri è presente il 50% dell’ossigeno che c’è al livello del mare e quindi tutto il nostro organismo lavora per compensare questa differenza. In aggiunta alcuni giorni in 10|12 ore di moto facciamo 200|250 km vista la difficoltà degli sterrati .In questo tratto incrociamo solamente qualche jeep di turisti sofferenti sia l’altitudine che il mal d’auto dato dal fondo stradale e dallo stile di guida dei driver. Invece le famiglie di tibetani che numerose riempiono i cassoni dei camion stipati di materassi, tende,pentole e sopportano decine di ore di viaggio in condizioni incredibili sembrano fare una passeggiata di salute e la loro antica gentilezza e forte carica interiore ci sorprendono continuamente. L’alimentazione garantita dall’organizzazione era integrata egregiamente da Francesco e Stefano cuochi provetti che con i viveri portati da casa approntavano indimenticabili spaghettate che ritempravano corpo e spirito. Oltre a questo avevamo una adeguata scorta di integratori alimentari che sono stati un’ottima alternativa ed un buon supporto per garantire il necessario apporto calorico. Le moto grazie al basso rapporto di compressione,ai carburatori a depressione , alla trasmissione cardanica uniti al peso limitato, alla coppia bassa ed alla giusta scelta dei pneumatici,dimostrano per l’ennesima volta di essere ancora valide ed attuali per questo tipo di viaggi. Dopo cinque giorni dalla partenza da Lhasa e circa 1300 km da ricordare un pomeriggio arriviamo in prossimità del Lago Manasarovar che insieme al Monte Kailash rappresentano il cosiddetto Ombelico del Mondo sia perché sono centri di culto per diverse religioni sia perché di grande importanza politico geografica (nascono per esempio i quattro fiumi più lunghi dell’Asia)ed erano stati soggetto di una vasta narrativa di cui ci eravamo “ nutriti” prima della partenza,per questi motivi erano quindi punti focali del nostro viaggio. Una grande emozione ha preso tutti ed il battesimo della nostra guida con i nostri nuovi nomi tibetani ha rafforzato in noi la gioia e la soddisfazione di essere arrivati con i nostri mezzi in un viaggio organizzato tra amici in un posto che prima era un punto sperduto nella carta geografica ed ora era davanti ai nostri occhi. Nessuna foto,nessun filmato renderanno mai onore a quanto visto e provato. L’emozione comunque non è bastata a mitigare il nostro appetito soddisfatto dopo aver piantato il campo in riva al lago sotto al monastero di CHIU con un aglio e olio ed un bellissimo tramonto. La mattinata seguente dopo aver visitato il piccolo ma affascinante monastero ci godiamo il bel sole osservando i pellegrini che come noi hanno fatto il campo in riva al lago anzi sono loro che osservano noi e la loro innocente curiosità li spinge a soffermarsi e discutere tra loro su ogni nostra azione. Dopo pranzo partiamo per DARCHEN (4600 m) da cui partono tutti coloro che vogliono fare il kora (circuito di pellegrinaggio)del monte Kailash. In questo paese c’è di tutto e si trovano i personaggi più diversi:dai felici tibetani che con ogni mezzo hanno finalmente raggiunto un luogo fondamentale per la loro religione , alla ragazza di Carugate che trova troppa differenza tra il misticismo teorico di un comodo salotto e l’impegnativa e troppo differente realtà. Questo paese è particolare,ma l’atmosfera ed il momento ci prendono molto,e non ci accorgiamo che il tempo cambia ed i 40 km che ci separano dal lago ci vedono impegna ti nel superare una trentina di guadi che si erano improvvisamente ingrossati. L’ultimo regalo della giornata viene dalla visione del monte Kailash che fino al tramonto era ammantato di nuvole. Purtroppo il ritardo accumulato ci impedisce di raggiungere l’ultima meta che doveva essere il capolinea del nostro viaggio:il mitico regno di GUGE o terra di frate Gianni luoghi visitati e studiati per primo dal famoso prete esploratore pistoiese Ippolito Desideri nel 1716. Lasciamo con una certa nostalgia il luogo del nostro campo per iniziare la strada del ritorno,ma un guado ingrossato a tal punto da rendere impossibile il passaggio anche al camion ci costringe ad una deviazione che allunga il tragitto di circa 400 km. Nello stesso giorno un altro guado che superava il metro e la sua forte corrente ci costringono a montare le moto sul camion per attraversarlo. Superando PARYANG (4800 m) ZHONGBA,SANGSANG ritorniamo a TINGRI dove ci aspetta dopo tanti giorni una doccia calda. Ormai siamo agli sgoccioli,in tutti i sensi. Il giorno seguente infatti,appena partiti alcuni dei “più esperti”approfittano dell’ultimo guado per farsi una nuotata con la moto che scompare tra i flutti. Le battute si sprecano anche perché avevamo istituito un campionato che prevedeva punteggi diversi dipendenti dal tipo di caduta e relativi effetti. Si riparte dopo aver come di consueto levato le candele,smontato i carburatori ed il filtro dell’aria e messo la moto in candela per levare l’acqua dalla marmitta.L’ultima notte in Tibet la trascorriamo a NYALAM un paese bruttino posto sul ciglio dell’altopiano tibetano prima della discesa in picchiata in Nepal. Ne approfittiamo per finire tutti i viveri residui e poi in un “bar” beviamo qualche cognac locale anche per mitigare il freddo della notte. Arrivati dopo la discesa al confine salutiamo con emozione (ricambiata) i nostri accompagnatori che hanno fatto sicuramente di più di quello che era di loro competenza ed alla fine erano visibilmente dispiaciuti di lasciarci.
Torna su
r80gs - tibet 04

r80gs - tibet 13


Nepal il ritorno
Sotto un sole meraviglioso arriviamo a Kathmandù e come dei reduci vittoriosi entriamo nel parcheggio della Kathmandù Guest House che avevamo lasciato tre settimane prima e tra un gin tonic e l’altro ci scambiamo i complimenti e rispondiamo alle domande dei numerosi ed incuriositi ospiti. Dopo una doccia ci rinchiudiamo presso la EVEREST STEAK HOUSE dove tra un filetto ed una birra viene proclamato il vincitore della classifica delle cadute che deve ovviamente pagare la cena. Il giorno seguente trascorso da turisti serve anche per riordinare i bagagli sempre più carichi di regali e souvenir e preparare le moto per l’ultima tratta. L’ultima cena la facciamo in un ristorante che guardacaso si chiama G/S sulla cui terrazza con musica dal vivo anni settanta e qualche beveraggio di troppo consumiamo le ultime ore in questa città . Il giorno dopo ci dividiamo Giorgio e Renato vanno diretti a Delhi mentre noi più comodamente ci dirigiamo a Pokhara punto di partenza per i tour sull’Annapurna che a causa delle nuvole ci cela le sue bellezze. L’atmosfera un po’ triste data anche dall’assoluta mancanza di turisti ed una giornata nuvolosa ci convincono a partire ed attraversando nuovamente il bellissimo Terai .A causa del poco tempo rimasto non riusciamo ad andare a Lumbini vicino pochi chilometri da Butwal. Questo è il paese di nascita di Siddharta Gautama fondatore del buddismo e meglio conosciuto come Buddha. Purtroppo questo paese sta vivendo un periodo di crisi dovuto ai guerriglieri maoisti che con attentati e assalti armati in certe zone sta facendo mancare molti degli introiti dati dal turismo che rappresenta la prima fonte di guadagno. La presenza costante dell’esercito sottolinea questa crisi ma noi pensiamo che sia esagerato escludere un viaggio in questo paese meraviglioso per questo motivo. Il fascino deriva certamente dalle sue ricchezze geografiche,basti pensare che ci sono 8 delle14 montagne più alte del mondo, ma anche dalla bellezza ed umanità della sua gente .Dopo un paio di giorni arriviamo a Delhi dove una parte del gruppo si ferma ed un’altra continua per una regione che da sola valeva un viaggio: il RAJASTHAN.Un viaggio anche attraverso le religioni, dal Buddismo tibetano,all’Induismo miscelato al Buddismo del Nepal fino all’induismo Indiano le cui regole date dal sistema delle caste a noi possono essere di difficile comprensione.
Torna su
r80gs - tibet 05


India il ritorno
Da Dehli il viaggio prosegue per AGRA famosa per il TAJ MAHAL uno dei simboli dell’India che visitiamo oltre al RED FORT poi passando per FATEHPUR SIKRI ,JAIPUR ,JODHPUR ed i loro bellissimi siti arriviamo a PUSHKAR un paese che nonostante il turismo non ha perso la sua bellezza .Eravamo già stati in moto in questa regione nel 83 e nel 93 ma nonostante il logico cambiamento dispensa sempre splendide emozioni. Caratterizzata dal deserto e bellissime città fortezza è enormemente ricca di una fauna che da noi troviamo solo negli zoo:è del tutto normale vedere gruppi di pavoni,antilopi, dromedari e tantissime razze di uccelli che fanno sembrare questa zona un parco naturale. La recente crisi con il Pakistan è concretizzata da una presenza imponente dell’esercito indiano che con mezzi e uomini di ogni tipo ed arma stazionano in tutto il deserto fino alla sempre bellissima JAISALMER dove ci fermiamo al Paradise hotel. In questo piccolo albergo il panorama e l’atmosfera sono garantiti. I giorni passano e dobbiamo tornare verso la capitale attraversando BIKANER ed alcuni piccoli ma bellissimi e quasi sconosciuti (per ora )paesi dove sono presenti incredibili testimonianze quasi abbandonate. L’arrivo a Dehli e le pratiche per la spedizione delle moto sono gli ultimi atti di un viaggio fortemente voluto e che si era concretizzato superando moltissime difficoltà ma che sicuramente ci ha dato un bagaglio enorme di emozioni e di bellissimi momenti passati grazie anche alle” nostre” moto.
Torna su
r80gs - tibet 07


Le moto e l'attrezzatura personale
Le moto
Inguaribili romantici pieni di tanti ricordi di viaggi fatti assieme nonostante le moltissime belle moto ora in produzione non riusciamo a staccarci dall’idea di usare questa moto. Il G/S è per noi non un mezzo da relegare in garage per saltuariamente ricordare una gioventù più o meno datata ma una moto che grazie alle sue caratteristiche dona ancora una gran gioia di guida ed è tutt’oggi un mezzo efficiente e che  in questi viaggi trova una collocazione sconosciuta alla maggioranza delle moto “moderne”. I carburatori a depressione e la bassa compressione hanno annullato i disagi provocati dall’altitudine. La leggerezza (circa 170 kg) ed il cardano ci hanno facilitato sugli sterrati e sui guadi portandoci a fare  complessivi circa 52000 km di cui 32000 di sterrato anche molto impegnativo ad una altitudine media di oltre 4000 metri per 22 giorni  lamentando pochissimi problemi. Per festeggiare in maniera consona il ventesimo compleanno del G/S più anziano del gruppo abbiamo pensato di riportarlo dove era già stato nel 1982  in un viaggio pubblicato su Motociclismo (agosto83) in India e Nepal . Non sappiamo con quali altre moto questo sarebbe potuto accadere.
La preparazione delle moto aveva riguardato una normale messa a punto con cambio olii e filtri , la sostituzione del serbatoio con uno di maggiore capacità (42 lt.) ed il montaggio di un’ammortizzatore  BITUBO che si è rivelato veramente efficiente.Per quanto riguarda le gomme la nostra scelta dopo averle provate è ricaduta sulle Michelin T 63 che oltre ad avere un buon grip sull’asfalto si sono dimostrate valide nelle diversissime tipologie di fuoristrada incontrate mantenendo anche un consumo limitato .Per quanto riguarda i ricambi  oltre alle solite candele, centraline,bobine,indotto,cavi e pipette cuscinetti ruote, raggi abbiamo portato una pompa del freno  che si è rivelata provvidenziale visti gli esiti di un incidente.Avevamo anche quattro pneumatici posteriori, tre anteriori ,camere d’aria ed i kit per le riparazioni. Due trousse complete di ferri  completavano la dotazione generale.
Le rotture hanno riguardato qualche paraolio della forcella,un cuscinetto del forcellone e lo stelo di una forcella che era stato evidentemente raddrizzato dal proprietario precedente. Qualche telaietto portaborse  ed il ponticello di sostegno della serratura sella si sono crepati a causa delle sollecitazioni dello sterrato.(e dal peso dei piloti). Oltre ai ricambi stipato dentro alle borse krauser e bmw c’era un quantitativo di alimenti su cui è meglio sorvolare ed una ricca farmacia gestita dal Dott.Fagiuoli   medico e non solo del gruppo. Pochi vestiti,il materiale fotografico,la borraccia e la tuta impermeabile occupavano ogni angolo delle borse rigide a cui erano aggiunte le borse da serbatoio e da  soprasella della ditta Vanessa che si sono rivelate molto utili.

L'attrezzatura personale
Dopo una attenta analisi aiutati nella scelta da Gianalberto Callegari della Ditta Automotor concessionaria BMW di Padova abbiamo utilizzato la tuta Savanna che si è dimostrata valida con le temperature più elevate grazie alla possibilità di aumentare l’aereazione con l’utilizzo di cerniere poste nei punti più critici, il casco EVO 4 molto silenzioso e pratico essendo anche apribile e gli stivali da enduro che sono a dir poco incredibili nella loro impermeabilità. Facendo quotidianamente decine di guadi, anche ispezionati a piedi,mantenevano i piedi perfettamente asciutti. Sottotuta ,pile, e tuta impermeabile erano logico complemento del vestiario insieme ad occhiali infrangibili con lenti intercambiabili e calze della X socks un capo studiato finalmente anche per utilizzi specifici. Utilizzato nella prima parte del viaggio si è rivelato molto comodo e pratico il sistema interfonico CTE MIDLAND che permette un contatto vocale tra piloti utilizzando un mini trasmettitore con un kit auricolare che permette di parlare premendo un bottone posto vicino ai comandi sul manubrio. Consente un rapido congiungimento quando il traffico spezza il gruppo e diminuisce notevolmente i tempi di attesa dei “ dispersi “oltre a mettere al corrente di eventuali pericoli tutto il gruppo contemporaneamente e poter dialogare tranquillamente senza gesticolare o fermarsi. L’alimentazione è con batterie ricaricabili ma uno spinotto specifico collegato alla batteria della moto garantisce un utilizzo più pratico.
Torna su
r80gs - tibet 08


Notizie ed informazioni
Note sul Viaggio
L’altopiano tibetano ha una superficie di circa 1.200.000 km/q ,abitato da circa 2.000.000 di tibetani e cinesi/tibetani la capitale è Lhasa con circa 200.000 abitanti la differenza di fuso orario è di 7 ore e la moneta è lo yuan con un cambio di circa 8 per un euro. I periodi migliori per andarci sono la primavera con l’inizio dell’estate ed l’autunno mentre da metà luglio ai primi di settembre c’è la stagione delle piogge (noi siamo stati fortunati) In Tibet ci sono diversi tipi di mezzi di trasporto : nelle città ci sono molte moto a quattro tempi di 100/150 cc qualche sidecar bicilindrico, utilitarie giapponesi e molti fuoristrada Toyota tutti a benzina 4500 cc che sono ad appannaggio o delle associazioni turistiche o dei cinesi più ricchi. Il mezzo più usato è il trattore con rimorchio che funge anche da taxi. La reperibilità della benzina peraltro di qualità ,nelle città è buona mentre nei piccoli centri vengono utilizzati bidoni che vengono travasati con contenitori a misura. Per gli spostamenti di lunga tratta si usano i camion (alimentati a benzina !) dove viene caricato di tutto. Veramente ammirevoli gli autisti che guidano in percorsi a dir poco accidentati, questi rigidi mezzi senza servosterzo .Alla fine della giornata il nostro autista arrivava sorridendo circa un paio d’ore dopo di noi e sempre sorridendo preparava la cena insieme al cuoco. Abili meccanici si ingegnavano a sistemare qualsiasi problema che si presentava al loro mezzo o a quello di qualche collega in difficoltà. Una costante del viaggio sono stati i bambini tibetani che come tutti i bambini erano incuriositi dalle moto e dagli strani personaggi che le guidavano. Ad ogni sosta comparivano dal nulla ed erano i primi che arrivati nelle guest house ancora prima che spegnessimo le moto salivano in sella per fare un giro. Quando eravamo in stanza entravano anche loro per vedere cosa facevamo seguiti poi dai grandi cosi’ in pochi minuti eravamo in compagnia di persone che discutevano sui nostri gesti o su qualcosa della nostra attrezzatura. Nei pressi di Shegar ,lungo la strada,decine di ragazzini vendono fossili trovati nei pressi ad una altitudine di circa 4500 metri. Essendo il nostro gruppo promotore anche di un turismo responsabile suggeriamo a tutti coloro che andranno in Tibet di acquistare se possibile gli oggetti di artigianato direttamente dai tibetani .Oltre ad avere un oggetto forse più originale li favorirà maggiormente. Essi purtroppo non fanno parte del circuito commerciale saldamente in mano ai “cinesi”e vivono ai margini di una realtà economica da cui sono esclusi. Un’altra costante meno simpatica sono i cani che da soli od in branco incutono un certo timore vista l’aggressività,la grossa taglia e la notevole velocità. Difensori del loro territorio rincorrono anche per centinaia di metri i malcapitati passanti fino a quando non escono dalla loro giurisdizione. L’animale che meglio rappresenta il Tibet è lo YAK . E’ veramente impressionante sia per le sue misure (può arrivare a 10 q.li e superare 190 cm al garrese) sia per la sua incredibile agilità che lo fa assomigliare ad un toro che si muove come uno stambecco ad altitudini dove anche un semplice spostamento costa un certo sforzo. Per la maggior parte i gruppi di yak sono formati da incroci che si distinguono per misure più piccole. Oltre al latte che viene usato per fare il famoso burro (che viene utilizzato anche ad uso di candele nei monasteri) tutto di questo animale viene utilizzato compreso lo sterco che dopo essere stato messo a seccare servirà come combustibile. Nei loro spostamenti i nomadi utilizzano anche cavalli agili e di piccola taglia. In ogni paese anche sperduto a centinaia di chilometri di distanza,senza energia elettrica,pronto soccorso ecc.ecc. non mancano però grosse parabole satellitari, simbolo della modernità cinese da cui si può comodamente telefonare a casa con poco. Viene perlopiù usato dai militari (presenti ovunque )e dai turisti.

Alberghi e la cucina
Gli alberghi in Tibet si differenziano a seconda delle zone. Sui piccoli paesi di transito si trovano delle caratteristiche guest house a forma di caravanserraglio,cioè una costruzione completamente cinta da un muro senza finestre che guardano all’esterno,un cortile più o meno grande con un solo cancello di entrata,ed hanno all’interno uno stabile più grande dove generalmente stanno la cucina e la sala da pranzo mentre le stanze sono dislocate lungo una parete tutte con porta e finestre che guardano all’interno del cortile. I bagni, in una stanza a parte, sono divisi tra uomini e donne e sono semplicemente dei buchi sul pavimento. Quando nella guest house ci sono tanti turisti,entrare in bagno può essere considerata una esperienza che allontana dal misticismo dei luoghi che lo circondano. Le stanze sono dotate di due o quattro posti(o più) con buoni letti lenzuola e trapunte, il necessario per lavarsi ,due catini e due grossi thermos di acqua calda (bollente) per lavarsi e fare il thè essendoci anche tazzine e bustine per farlo. Ci sono pure delle candele in quanto in molti di essi non c’è energia elettrica o c’è il generatore che ad una certa ora viene fermato. A volte c’è anche la possibilità di fare la doccia sempre in una stanza a parte. L’influenza del turismo è più tangibile nelle grandi città dove ci sono anche alberghi molto belli dotati di tutti i comfort fatti per un genere di turismo all’occidentale, con negozi,bar,salone di bellezza ,lavanderia e camere con tanto di tv via satellite telefono frigobar ecc.ecc. Nei posti più remoti o comunque fuori di ogni paese si può campeggiare tranquillamente vista la quantità di terreni erbosi e corsi d’acqua.
La cucina tibetana è molto spartana ed ha come base la stampa (farina d’orzo) preparata con acqua o thè , ed i momo, ravioli farciti. Il thè tibetano fatto con il burro ed il sale è più simile ad una minestra che ad un thè ed ha un sapore decisamente forte mentre i tibetani/cinesi invece fanno un thè alquanto insapore aggiungendo acqua bollente alle foglie che rimangono diversi giorni nella teiera o nel termos ripristinando solo il livello dell’acqua. L’influenza dei cinesi ha portato a variare  il menù tibetano . Il piatto principe sono i tagliolini istantanei bolliti o fritti con verdure Le stesse verdure cotte in vari modi sono poi insieme al riso l’alternativa per la cena. Nei paesi più grandi ci sono ristoranti con menù anche occidentali ed a Lasha addirittura si trovano filetti ,patate fritte,e purtroppo improbabili spaghetti bolognese, carbonara,pizza ed altre prelibatezze in ristoranti e bar resi famosi da guide alla moda. Nei giorni di viaggio avevamo il pranzo “al sacco” dove oltre a scatolette di tonno c’erano a volte anche pollo,uova ,pane,frutta e qualche dolcetto. Come bibite a parte l’acqua in bottiglia si trovano birra e bibite (coca aranciata ecc.)ovunque. Da bravi italiani avevamo una adeguata scorta di viveri che andava dal concentrato di pomodoro all’olio di oliva , dal parmigiano agli spaghetti ed a una serie di beni minori che abbiamo consumato quando eravamo un “po’ giù”. Oltre a questo avevamo una considerevole scorta di integratori e pasti sostitutivi per le emergenze giornaliere o quando la fatica o la fame si facevano sentire.
Torna su
r80gs - tibet 09





r80gs - tibet 11





r80gs - tibet 02


Costi del viaggio
Programmazione dei costi
Il viaggio ha subito diverse e sostanziali modifiche rispetto al progetto originario che prevedeva partenza ed arrivo da ISLAMABAD (Pakistan) compiendo il periplo delle più imponenti catene montuose del mondo percorrendo la famosa KARAKORUM HIGHWAY fino a KASHGAR (XINGJANG CINA) e da li costeggiando India e Nepal nel Tibet occidentale fino a Lhasa .Dalla capitale attraverso la Friendship Highway si raggiungeva Kathmandù da li Dehli e seguendo la Grand Trunk Road (strada che univa Calcutta a Kabul) si ritornava ad Islamabad. Dopo l’11 settembre ci è sembrato più prudente escludere il Pakistan ed abbiamo trovato una valida alternativa partendo dal Kazakistan attraversare il bellissimo Kirghizstan ed attraverso il TORUGART PASS arrivare a Kashgar da dove il viaggio sarebbe rimasto inalterato fino a Dehli . Dopo aver ottenuto con grande fatica le lettere di invito e la possibilità di avere i visti necessari per gli stati dell’ex URSS la agenzia cinese (presso cui ci eravamo già appoggiati in un nostro viaggio nel 1997) ad un mese e mezzo dalla partenza ci comunica che non ci danno più il permesso di transito senza darci ulteriori specifiche. Bloccata la spedizione delle moto che stavano per partire per Alma Ata ci siamo trovati nella situazione di cercare freneticamente un’agenzia che ci permettesse in tempi ristrettissimi la possibilità di andare in Tibet. Per ottenere il permesso di accedere in Cina con un mezzo proprio bisogna difatti contattare una agenzia responsabile della regione che si vuole attraversare proporre un itinerario ed un programma su cui loro fanno un preventivo che se viene accettato diventa un vero e proprio contratto. La spedizione dei soldi e dei documenti richiesti sono l’atto conclusivo per poter partire.(oltre al facile rilascio del visto) Bisogna spedire almeno due mesi prima le fotocopie dei documenti personali e della moto ,4 foto per ogni pilota e le foto delle moto. All’arrivo in frontiera vengono consegnati patente e libretto cinesi oltre alla targa . Trovata una agenzia cui spieghiamo i nostri problemi contrattiamo velocemente tragitto e quotazioni(triplicate) Avuta la loro conferma eravamo a meno di un mese dalla data della partenza con le moto ancora a casa. A questo punto è entrato in scena il dinamico dirigente della KHUENE & NAGEL Paolo Pasetto che ha trovato il modo di spedire le moto con una compagnia aerea senza spendere una fortuna. Cosi facendo il viaggio partendo ed arrivando da Dehli manteneva il tragitto in Tibet quasi immutato ma il suo costo era quasi raddoppiato. Una ricerca di sponsor ha caratterizzato l’ultimo periodo precedente la partenza e dobbiamo a loro il risultato ottenuto.

Costi per partecipante e documenti necessari
Biglietto aereo a/r €. 900 (Air France) Trasporto moto andata air cargo €. 1.000 ritorno €. 400comprese tutte le spese di sdoganamento e trasporto locale in India ed Italia CINA €. 3500 patente libretto targa cinesi,vitto ed alloggio per 22 giorni accompagnati obbligatoriamente da: una guida/interprete,un responsabile del partito,ed un autista alla guida di una jeep. Ingresso pagato in tutti i siti visitati uso di minibus a Lhasa ,per 15 gg un camion con autista e cuoco, utilizzo del materiale da campeggio escluso solo il carburante. Spese varie €. 1000 alberghi e vitto in India e Nepal benzina India Nepal Cina regali ecc.ecc. Visti €. 200 Totale €. 7000 (preventivati 3500/4000 del viaggio originario). DOCUMENTI : Passaporto con visti multipli Indiano e Nepalese e singolo Cinese Patente Internazionale (Nepal) Carnet ACI ottenibile finalmente anche con fideiussione assicurativa (India e Nepal) .
Torna su
r80gs - tibet 10


 R80gs - Owner Club - Passione per l'avventura Realized by  Daniele Volpe