R80gs - Owner Club - Le nostre storie - Senza pensare

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Senza Pensare

Senza pensare - Una storia d’autunno di Zio Albe - Novembre 2009
Piove e c’è vento, tanto.
Mi piace e mi è sempre piaciuto e non ho mai cercato di sapere perche’.
Quando sento il vento mi sento piu’ vicino a certe cose, a certe sensazioni.
Oggi mi sento cosi’ ed osservo dalla finestra la pioggia cadere a raffiche spinta di qua’ e di la’ dal vento.
Il rumore della pioggia sul vetro mi piace ma sento qualcosa di triste che mi prende e mi porta lontano, ma dentro di me.
Oggi sono solo, è domenica e sono rimasto a casa senza far niente, adesso è gia’ sera, vivo il sapore di un’altra giornata inutile, buttata nel cesso, prendo il casco, mi infilo una giacca e scendo in garage, guardo le moto, levo il silenziatore dalla hp2, metto i miei occhiali gialli infilo il casco e parto.

Il rumore della moto mi fa stare meglio, Il fascio di luce del fanale illumina la pioggia che cade, sento Il rumore della pioggia sul casco e mi piace, mi è sempre piaciuto e non ho mai cercato di sapere perche’.
Vedo la ruota anteriore sparare l’acqua in avanti ma poi l’aria la solleva verso l’alto e la rimanda indietro proprio verso il mio viso come certi pensieri che vuoi scacciare ma ritornano sempre, inesorabili.
Vado in giro per la citta’ quasi vuota.
Le poche persone che passano sotto l’ombrello mi guardano come se fossi strano e mi viene da sorridere.
Non fa freddo e la moto ronfa al minimo come se fosse un un leone pronto alla caccia.
Ad ogni apertura di gas la ruota posteriore scivola sul porfido a destra o sinistra, quanta cavalleria oggi inutile, maledico chi ha inventato le strisce bianche, evidentemente non è mai andato in moto con la pioggia.

Anche le foglie per terra diventano pericolose e penso come fa una foglia ad essere pericolosa?
Accelero e freno con delicatezza, non voglio mettere il culo per terra.
Giro per le vie del centro pensando che facevo la stessa cosa anche a 14 anni solo che allora avevo il corsarino non l’HP2, ero magro e con tanti capelli, non pesavo 105 kg, non avevo il casco e non ero quasi calvo.
I pensieri corrono senza meta, nemmeno io ho una meta, non ho voglia di fermarmi in un bar, ne di suonare ad un amico, ho solo voglia di guidare.
Ci sono dei giorni in cui guidare la moto è come parlare con un amico.
La moto mi porta davanti a casa tua e si ferma.

Le luci in soggiorno sono accese come se tu fossi in casa, ma so che non ci sei, so che non ci puoi essere , ma le luci sono accese.
Allora senza pensare do un paio di accelerate per farmi sentire, un rombo cupo e potente esce dallo scarico per richiamare la tua attenzione, ma nessuna tenda si scosta, non incrocio il tuo sguardo sorridente dietro alla finestra, non è possibile, non puo’ essere possibile.
Lo so, ma ci sono le luci accese. …..Scendo dalla moto e senza pensare suono il campanello ma non puoi aprirmi, suono di nuovo spingendo al limite la mia folle speranza……….. Cazzo, apri che piove, apri che usciamo insieme, apri che vediamo un film, apri che andiamo a fare qualche stupidaggine, apri che parliamo, apri……….penso che darei tutto quello che ho se tu aprissi adesso.
Nessuna risposta. Le luci rimangono accese, mute testimoni del vuoto, freddo e sordo, che c’è sia dentro casa tua che dentro di me.
Le luci sono accese. Salgo in moto e riparto. La compagnia del motore ancora una volta un po’ mi calma e mi fa sentire meglio.
Sfriziono un po’, la ruota anteriore si solleva da terra e mi fa pensare: hai 52 anni cosa fai in moto con la marmitta aperta, in impennata, con la pioggia, al buio, senza giacca impermeabile, dopo aver suonato il campanello di casa di Massimo???
Sei scemo???
Sei matto????
Sorrido di nuovo, forse speravo che guidando la moto, la pioggia amica mia, lavasse via da me questa tristezza che non riuscivo a controllare, o forse mi illudevo di aver sognato che tutto quello che è successo non fosse successo.
La pioggia mi bagna fuori, le lacrime dentro, adesso non posso e non voglio andare a casa e continuo a guidare.
Senza pensare mi fermo sulla stradina di fianco al muro del cimitero ed accelero di nuovo fino a quando il motore arriva al limitatore, il boato è potente, bello, fa quasi paura, è piu’ forte del vento, piu’forte della pioggia e non so perche’ ma sento che tu avresti fatto la stessa cosa.

Adesso siamo vicini, quello che resta di te è a pochi metri, al di la’ di questo muro reale che rappresenta pero ’anche un muro invisibile molto piu’ alto ed impossibile da superare ma in questo momento mi viene da pensare che come si sentira’ il rombo della moto al di la’ di questo muro di pietre, forse , al di la dell’altro muro potrai sentire i miei pensieri.
L’idea per quanto folle, anzi totalmente folle, mi piace e mi fa stare meglio.
Smette di piovere, mi accorgo di essere bagnato ma piu’ leggero, giro la moto e torno a casa.
Mio caro zio Max, da quando te ne sei andato è cambiato tutto, ma da quando te ne sei andato non è cambiato nulla.
Spengo la moto, rimonto il silenziatore, una carezza al serbatoio e chiudo il garage.


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