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Le lucciole

La magia delle lucciole – un racconto di luglio 2010
Siamo a casa di Susanna, a Lamole, vicino a Greve in Chianti, un paradiso in terra, colline meravigliose, vigneti, sorgenti di acqua buonissima, ulivi, cinghiali, istrici, cervidi di diversi tipi, volpi, grilli e cicale:in questo luogo ti senti parte della natura, questa regione collinare è di una bellezza esclusiva ma al tempo stesso ancora originale e per certi aspetti ferma nel tempo.

Bicchiere in mano e chiacchere nel buio della terrazza che si affaccia sulla vallata, ad un certo punto vedo tre piccole luci svolazzare ad una decina di metri: tre lucciole!!
Che meraviglia, penso, che magia vedere questi tre esserini così piccoli che emettono una luce così calda.
Era un pezzo che non ne vedevo, oggi ce ne sono poche, anzi pochissime, mi ricordo quando ero bambino, nel giardino del nonno a giugno ce n’erano un sacco, e con i miei cuginetti le rincorrevamo per metterle dentro ad un barattolo trasparente.
Oggi in quel giardino sempre uguale ad allora non ci posso più entrare, non ci sono più lucciole e tantomeno bambini che le rincorrono.
Erano anni bellissimi solo che non lo sapevo. Altre lucciole però mi vengono in mente….

Nepal 2002 Appena entrati dall’India dal confine di Sonauli ci fermiamo a bere qualcosa visto il caldo bestiale ed alla partenza faccio un errore gravissimo, non mi metto la giacca ma la lego alla borsa posteriore, parto in anticipo per fermarmi più avanti per filmare gli altri che sarebbero arrivati dopo poco.
Il Terai è una zona bellissima che fa da anticamera alle montagne del Nepal, è una campagna ricca di colori e vegetazione, mi stavo godendo questa natura quando dopo qualche chilometro arrivo ad un villaggio, decido di fermarmi per filmare e decellero, nello stesso momento un ciclista compie una inversione improvvisa ed imprevedibile e me lo trovo davanti di traverso nel mio stesso senso di marcia da sinistra verso destra.
Mi aggrappo a tutto, freno anteriore, freno posteriore, e quando capisco che lo sto per prendere in pieno mi butto a terra verso destra ma non basta perchè lui pur vedendomi non frena e lo scontro è inevitabile, il tutto in un secondo, la moto usando la ruota della bici decolla ed atterriamo con le ruote in aria, sento l’asfalto grattugiare il mio avambraccio ed una botta sulla spalla, forte ma non sento il conosciuto rumore dell’osso che si rompe, un secondo, ruzzolo a terra, vedo il contachilometri che salta via e penso, cazzo era nuovo!

Per un attimo non capisco più nulla, un secondo, mi alzo e mi giro a vedere il ciclista che in mezzo alla strada si era rialzato e messo in ginocchio.
Dal mio braccio destro scendeva a terra il sangue,ma non sentivo nulla, dalla spalla destra un intirizzimento quasi elettrico faceva intendere che la botta era stata notevole, ma non sentivo nulla, sono furioso con me e con lui, è successo a me, proprio a me??, l’unica volta senza protezioni!!!

E questo mona, perchè non si è girato a vedere prima di fare quella inversione del cazzo!!!
Vado dal malcapitato che in qualche modo voleva scusarsi, è un uomo sui 55/60 ma parla in maniera strana e vedo che si muove lamentando però un dolore al braccio destro, probabilmente rotto, ma non si vedevano ossa fuoriuscire.

Avevo evitato di prenderlo in pieno ma probabilmente lo avevo colpito con il paramani sinistro sul suo avambraccio destro, anche lui come me penso, che coincidenza..
Nel frattempo stavano arrivando tutti, prima Stefano, Andrea, poi Ciccio, il paese intero e dalla caserma davanti alla quale era successo l’incidente escono i militari.
Stefano che è un medico scende dalla moto smoccolando, mi chiede come sto e subito dopo va dal ciclista che nel frattempo era stato portato all’ombra di un albero di fianco alla strada ma è difficile capirsi, arrivano Max, Giorgio arriva Renè tirano su la moto, tutti con la faccia tirata, penso, è capitato proprio a me che non facevo altro che dire agli altri di stare attenti a tutto, io, che conoscevo l’India e sapevo come guidano gli indiani …sono furibondo, ho rotto un braccio ad uno, mi sono rotto anch’io e poi la moto, ..un disastro …serbatoio della pompa del freno disintegrato, manubrio e forcella storti, contachilometri e fanale rotti, il paracilindri destro aveva protetto la testa dalla quale però usciva lo stesso dell’olio, la moto appesantita dal pieno, dalle borse e dal pilota era caduta con l’avantreno dopo essersi sollevata da terra sul lato destro.

Spostandola a mano si sentiva il cardano che faceva rumore; forse il motore non era più in asse, quindi il telaio era probabilmente storto…
La situazione stava evolvendo verso il peggio, il ciclista dolorante per fortuna solo al braccio viene montato su una macchina e portato in ospedale che era in un paese a 40 KM, io non ci penso nemmeno di andarci, nel frattempo un ufficiale dell’esercito, gentile ma inflessibile mi ritira il passaporto, arrivano i parenti del ferito, fratelli, zii, nipoti, ma quanti erano???
Iniziano a dialogare con l’ufficiale che fa da interprete.
Renato controlla la moto,mi guarda e poi parla guardando per terra, cavolo penso, brutto segno! mi dice ”co sta moto no te ve vanti!!!”
Lentamente il dolore arriva, una lama si infila nella mia spalla, la muovo ma più passa il tempo e più ho male, Stefano mi disinfetta il braccio manca un bel pò di tessuto e vedo le stelle, per un attimo mi mancano un pò le gambe, il dolore mi circonda completamente, non capisco più niente, anzi una cosa la capisco, il mio viaggio è finito.
Mi viene un magone irrefrenabile, vorrei che fosse un sogno ma lo sguardo attento di Stefano che mi medica mi fa capire che è realtà.
Dopo tutta la fatica fatta per organizzarlo, tutti i sacrifici fatti per partire, dopo tanta attesa mi fermavo appena tre giorni dopo la partenza, non ci volevo credere!!!

Caldo infernale, Renato, accesa una cicca si mette al lavoro aiutato da Antonio, avevamo una pompa di ricambio, e la cambiano, nastro adesivo sulla protezione del fanale e del contachilometri, mollate le piastre si raddrizza la forcella, pasta rossa sulla guarnizione del copri valvole, si raddrizza un pò il manubrio, il problema era il rumore del cardano che toccava.
Renè sposta l’asse del forcellone con i registri e riempie di grasso la membrana di gomma, il rumore diminuisce e per un pò dovrebbe andare.
L’ufficiale mi dice che non posso muovermi, il tempo passa, solo Checco ha il coraggio di venirmi vicino, sono tutti preoccupati per me, io invece penso che dopo due giorni avevamo l’appuntamento al confine con la guida cinese.
Prendo tutti i documenti e li consegno a Checco, se io dovevo restare loro dovevano partire comunque ed io ormai pensavo di arrivare solo a Kathmandù, andare in qualche ospedale per sistemarmi e poi fermarmi li ad aspettarli al loro ritorno.
Nel frattempo Stefano ed Andrea parlano con l’ufficiale ed alla fine sappiamo che la persona che avevo investito era un abitante di quel paese al quale mancava però qualche venerdì ed aveva fatto quella manovra perchè aveva visto dall’altra parte della strada uno che conosceva e voleva salutarlo.

I suoi parenti temevano che io gli chiedessi i danni e per questo stavano questionando con noi usando l’ufficiale come interprete.
Capito questo mi affretto a comunicargli che non ho alcuna intenzione di chiedere i danni alla famiglia e messo per iscritto la cosa si risolve il tutto.
Tranquillizzati i parenti chiedono se potevo contribuire alle spese ospedaliere in quanto la loro famiglia non era in grado di farlo.
Sempre grazie all’ufficiale che stabilisce una cifra dopo averci salutato se ne vanno a casa, non so se abbiano effettivamente speso i soldi per il loro parente ciclista, ma so che quando l’ufficiale sorridendo mi ha restituito il passaporto stavo un pò meglio, nel frattempo era quasi il tramonto.
Ci vestiamo, mi aiutano a salire in sella metto in moto e partiamo, manubrio storto, nastro adesivo, il buco dove prima c’era il contachilometri, certo non era un bello spettacolo ma il dolore stava avendo il sopravvento, alla lama dentro alla spalla si era aggiunta una morsa sempre nello stesso punto e l’avambraccio sembrava che si fosse incendiato dal bruciore che mi faceva.
Ero sconfortato ma il mio cervello non voleva più pensare, guidavo come un automa scortato a vista dai miei formidabili amici; c’era un paese ad un centinaio di km e dovevamo per forza arrivarci.

I 100 km più lunghi della mia vita stavo pensando, ero disperato al pensiero che il mio viaggio stesse per finire.
Come avrei potuto fare 3/4000 chilometri di sterrati e guadi in quelle condizioni?? era impensabile.
Era arrivato il buio, sulla strada non incrociavamo nessuno e la cosa mi sembrava strana ma non ci facevo caso però ad un certo punto due militari escono da una garritta posta prima di un ponte e mentre passiamo io e Max non ci accorgiamo che gli altri vengono fermati armi in pugno.
Nello stato in cui ero non mi sarei accorto nemmeno se mi avessero sparato!!!
Dopo 5 km arriviamo su un altro ponte dove sembrava che stessero partendo per la guerra: autoblindo, jeep, soldati armati ovunque che ci stavano aspettando.

Ci fermano, ci chiedono i passaporti, arriva un ufficiale che ci dice che siamo matti e chiede perchè siamo li e gli dico con l’ultimo residuo di spirito trovato dentro di me che ci piace il Nepal ma lui ci dice che dopo le 19.30 c’era il coprifuoco; avremmo scoperto dopo poco che la guerriglia Maoista aveva in quell’area della regione i suoi capisaldi più attivi.
Noi non sapevamo nulla del coprifuoco, i militari precedentemente non ci avevano avvisato.
Ero sfinito, a pezzi....
Arrivano gli altri che erano stato fermati prima; aspettiamo dieci minuti poi ci scortano in una caserma che era vicina ma non visibile dalla strada in quanto posizionata in mezzo alla vegetazione.
La cosa strana che notai era che l'ingresso era tutto buio, poi capii il perchè: la luce avrebbe potuto agevolare eventuali attacchi dei maoisti, penso, mica male come primo giorno in Nepal!!!
Appena entrati ci accompagnano davanti ad una palazzina di legno tipo prefabbricato e smontiamo dalle moto.
Ci giriamo e vediamo una scena che mi resterà impressa per tutta la vita: centinaia, forse migliaia di lucciole che svolazzavano silenziose nei viali ed in mezzo alle piante.
Una scena indescrivibile, affascinante,unica!!
Sembrava di essere all’interno di un film di animazione, la bellezza di quel momento è stata per me come prendere un pò di anestetico.

Tutte quelle lucciole nel silenzio della notte avevano portato un’atmosfera magica in un momento per me difficile.
Poi di nuovo tutti a bocca aperta, Renè ci fa notare che le piante che circondano le palazzine ed i viali non sono altro che piante di maria, a centinaia…che posto incredibile, militari, lucciole e maria, penso, che strano triangolo!
Lo spirito prende il sopravvento e Giorgio vuole cercare l’ufficio per arruolarsi nell’Esercito Nepalese.
Io penso più che un Gurkha sembra un Gurken.
Io, male che vada penso di aver trovato l’anestetico!!!
Erano circa le 21.30 - 22 non avevamo mangiato, ero cotto, ci sediamo dentro alla palazzina in una stanza che sembrava un’aula scolastica e contemporaneamente entra un alto ufficiale e quando ho visto le stelle sulle sue spalline ho pensato che ero l’unico ad avere una spalla con più stelle della sua solamente che le mie si muovevano.

Quando sparo o penso stupidaggini vuol dire che sto bene quindi tra le lucciole ed il il the che ci avevano offerto cominciavo a sentire che le cose sarebbero cambiate.
Ci spiega che c’è il coprifuoco, i motivi che lo causavano, che era troppo rischioso e comunque vietato andare in giro per noi a quell’ora della notte per cui….pensavo adesso ci fa dormire qui!!!
Che bello, anzi incredibile, avremmo guardato tutta la notte le lucciole magari fumando maria in una caserma!!!
Invece ci dice che non potevamo stare in caserma e che ci organizza una scorta per accompagnarci alla fine della zona a rischio.
Peccato! Avevo malissimo ma il thè, la cortesia dell’ufficiale, e l’atmosfera che si era creata contribuivano a considerare quel momento strepitosamente irripetibile, anzi magico.
Dopo mezz’ora ci comunicano che la scorta è pronta, erano quasi le 23 e dovevamo fare ancora circa 60 km dei quali 40 considerati a rischio dall’ufficiale.

Scena: tre gipponi con la mitragliera montata sulla parte posteriore ed una decina di militari su ciascun mezzo armati di tutto punto e con il passamontagna calato, questa era la nostra scorta, cavolo neanche fossimo il primo ministro!
L’ufficiale ci dice, di non fermarci, e di stare tutti insieme ed il più vicino possibile ai mezzi militari.
Appena finito di salutare l’ufficiale questi partono a razzo ed in moto facciamo fatica a stargli dietro, ma ogni 3/4 km si fermavano e facevano scendere dei militari ed altri che uscivano dalla vegetazione lungo la strada salivano, una specie di cambio della guardia!
Poi di nuovo a tutto gas. Una luna enorme illuminava questa strada e doveva essere divertente vedere dall’alto la scena di questi militari che andavano a manetta inseguiti da 8 moto.
Non so se i maoisti quella sera ci hanno visto, forse pensavano che eravamo dei loro, comunque li ringrazio per non averci fermato (cosa che sarebbe successa in un altro viaggio in Nepal) in quanto ero alla frutta.

Siamo arrivati in questo paese che era passata da poco la mezzanotte, in giro non c’era anima viva, nella piazza centrale vediamo una insegna luminosa di un piccolo albergo,qualcuno esce e ci fa cenno di entrare, i gestori gentilissimi saputo che non avevamo mangiato, come se fosse una cosa normale svegliano i cuochi per farci fare una cena.
Proprio come da noi… Andiamo in camera, faccio fatica a spogliarmi e mi aiutano, vado sotto la doccia fredda ed ancora una volta mi mancano le gambe dal supplemento di dolore causato dall’acqua sulla ferita.
Ma come fa l’acqua a fare male?? Stefano mi medica e mi fascia il braccio e poi tutti a cena.
Ci sarebbe bastato un thè con dei biscotti invece i tra una birra e l’altra, ci portano sorridendo, chapati e nan appena fatto, riso e pollo al curry.
Parliamo di quanto successo ma per tutti la cosa più emozionante è l’immagine delle lucciole che volavano a centinaia intorno alle piante di maria all’interno della caserma.
Un’altra birra come anestetico, Antonio, il mio amico Ciccio come infermiera poi andiamo a letto, saranno state le due circa ero stanco, ma non dormo molto, il male è troppo presente però penso che non ho niente di grave altrimenti non avrei potuto guidare la moto…forse.

Penso, la moto è come me, scassata ma va avanti per cui finchè va….La mattina mi sveglio ed aprendo gli occhi spero che tutto quello che era successo fosse un sogno ma la fasciatura sul braccio ed il dolore alla spalla mi riportano immediatamente alla realta’, peccato cavolo!!
Mi aiutano a vestirmi e montare in moto, i miei amici mi stanno viziando.
Stefano ed Andrea erano stati bravissimi mediatori ed interpreti, dopo l’incidente non riuscivo manco a parlare, Renato come al solito era stato grande ed aveva rimesso in movimento una moto quasi inservibile, Checco, Ciccio, Giorgio e Max avevano tentato di tirarmi su di morale e scortato in moto come se fossero dei corazzieri con il Presidente.
Se fossi stato da solo probabilmente sarei ancora li!! Partiamo sotto un bel sole, il caldo è un pò mitigato dall’altitudine, la moto va senza ulteriori problemi anche se mi aspetto che si fermi da un momento all’altro, ho trovato una posizione di guida per cui la spalla mi da meno fastidio e l’arrivo a Kathmandù al “nostro” abituale albergo di Thamel la storica Kathmandu Guest House infonde dentro di me un pò di ottimismo, è come essere arrivati a casa!!

Penso con emozione alla prima volta che c’ero stato esattamente vent’anni prima con Mario ed esattamente con la stessa moto, la mia gs che ha fatto circa duecento km senza fermarsi dopo l’incidente, Ciccio con il suo inglese fluente ordina al barista otto Gin Tonic che beviamo insieme alle nostre moto ancora con le tute addosso chiacchierando con i turisti incuriositi da questi motociclisti arrivati in moto davanti al bar dell’albergo e questo momento allontana il pensiero di non continuare il viaggio, ripenso alle lucciole, penso a quello che avrei perso fermandomi li e la decisione viene da sola, in effetti in Tibet ci sarebbe stato un camion per cui se la moto si fermava l’avremmo caricata mentre se non riuscivo a guidare ci sarei salito anch’ io.
Stefano mi dice che mi avrebbe medicato tutti i giorni quindi…… domani entrerò anch’io in Tibet……festeggiamo con un’altro giro di Gin Tonic, è inutile andare in ospedale per farmi una radiografia alla spalla, anche se ci fosse qualcosa di rotto partirei lo stesso, meglio andare alla Everest Steak House per un bel filetto!!!!!.
Allontano una zanzara che mi sta pungendo e bevo un sorso di vino, il Chianti che fa Susanna è buonissimo, penso, che brava e che bella persona la Susi, ha dato al vino il nome di suo nonno che ovunque sia nell’universo è sicuramente orgoglioso della sua nipotina.

Lei poi è una delle poche persone più disordinate di me!!!
Quando entro a casa sua, mi sembra di essere a casa mia!!! se l’avessi conosciuta a vent’anni con il suo modo di fare da figlia dei fiori sicuramente avrei perso la testa.
Però penso che allora perdevo la testa quasi tutti i giorni!! Guardo queste tre lucciole, un pò sfigate rispetto alle centinaia che ho visto in quella caserma nepalese ma sono lo stesso bellissime anzi magiche perchè se non le avessi viste non mi sarebbe tornata in mente quella notte incredibile in Nepal, mi guardo la cicatrice sul braccio e nel fresco della notte toscana penso che se i grilli e le cicale mi avvolgono con la loro musica, queste tre lucciole mi hanno avvolto con un velo di serenità e di dolce nostalgia, sorrido e penso che le cose che contavano allora sono le stesse di oggi, gli affetti, gli amici, i viaggi, i figli, la mia gs, la natura, il cibo ed il buon vino e guardando Fiorenza penso che oggi c’è anche lei ma è meglio stare zitti, penso, poi si monta la testa!!!!
Le sorrido e mi godo questo momento, mi piace perchè lei non sa a cosa stavo pensando, non può nemmeno immaginarlo.

Guardo le lucciole allontanarsi passando vicino alla mia moto, e poi sparire fra gli ulivi e le vigne.
Bevo un sorso di vino,penso, adesso dal bosco vicino esce un gippone di militari nepalesi che mi dicono di seguirli ricorrendoli nei bellissimi sterrati al chiaro di luna, e penso che tanto la mia gs è qui sotto, la sto guardando, è sempre bellissima e so che anche lei sarebbe pronta a partire.
Forse siamo rimasti uguali, con qualche cicatrice o striscio in più ma sempre insieme e sempre desiderosi di altri viaggi, nuovi incontri e nuove avventure, delle quali potrò anche dimenticarmi fino a quando per esempio non passeranno tre lucciole ad illuminare i miei ricordi.

Zio Albe e tre lucciole delle vigne di Susanna e Olinto Grassi - Lamole di Greve in Chianti -Luglio 2010


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