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ACTV

A.C.T.V. - Kathmandu’ Settembre 2004 storia di viaggiatori, coprifuoco ed attimi fuggenti
Porca miseria, non riesco a dormire, mi giro e mi rigiro sul letto ma i pensieri mi tengono sveglio e la sensazione che le cose non possano andare bene mi preoccupa molto, anzi troppo. Mi alzo e vedo allo specchio il mio viso, sembro più vecchio e stanco, vado in soggiorno ed accendo la luce, bevo un pò d’acqua e prendo un libro ma non riesco a leggere, accendo la tv, c’è un film anni 70 un poliziesco francese con Delon, Montand ed un giovane Volontè , un film di quelli che mi piacciono, e molto, sono circa le tre, apro la portafinestra ed entra un refolo d’aria, mi siedo sul divano con il telecomando sulla mano destra ed una bottiglia di acqua ghiacciata sulla sinistra e mi concentro sul film allontanando dalla testa gli altri pensieri. Dopo un pò il film si interrompe per la pubblicitàed allora giro un pò di canali :tette in vendita, lezioni di matematica, aste di tappeti ecc. fino a quando in un improbabile replica di telegiornale c’è un servizio sui vaporetti di Venezia e la telecamera riprende un cartello con la scritta ACTV ed all’improvviso mi viene da sorridere.

Anno 2004, Nepal, Kathmandù.è una bella mattina di settembre, sono circa le 10.30 al Bar della Kathmandù Guest House sono seduto a bere un gin tonic e mi sembra di essere a casa. Qui non mi sento uno straniero, ma un locale seduto al bar.
È una sensazione bellissima, gratificante, quando passiamo per Kathmandù la sosta viene automatica in questo albergo di Thamel.
Ce ne sono altri di molto più belli, con la piscina, con stanze più confortevoli, con bar piùattrezzati ma questo è il “nostro”albergo e non lo cambieremmo con nessun altro . Non conosciamo il direttore, ma i camerieri, i portieri e soprattutto i baristi diventano tutti amici nostri. Mi sto godendo la mattinata quando un Italiano rompiballe attacca bottone e non molla, io vorrei starmene un pò per i fatti miei ma questo si presenta dicendo prima del suo nome che è un viaggiatore, ed automaticamente mi sta subito sulle palle!! mi racconta di quante volte è venuto in India, di quando è arrivato la prima volta a Kathmandù dieci anni prima, di quanto è cambiata Kathmandù, ed io stavo zitto sia perchè non avevo voglia di chiaccherare sia perchè non riuscivo a parlare, parlava solo lui!! Mi parla addosso continuamente per cinque minuti ed alla fine mi guarda come se fosse un esploratore dell’800 che trova un connazionale al ritorno da una avventura epica e mi chiede se è la prima volta che vengo a K.

Con un sorrisetto stava aspettando la mia risposta sicuro che la stessa avrebbe evidenziato la sua presunta, enfatizzata e per lui importante figura di grande viaggiatore. Io lo guardo come si guarda il buio e gli dico “bè, è la sesta o settima volta che vengo in Nepal, la prima volta è stata 22 anni fa nel 1982 e, aggiungo alla fine, vengo sempre in moto” Il suo sorriso si tramuta in un attimo in una mezza smorfia, gli avevo rovinato l’intendimento di farmi vedere la sua grandezza di viaggiatore e dicendo “ah però!” con una scusa se ne va via. Era ora!! penso. C’è un bel sole ed esco a piedi per andare alla compagnia aerea.

Voglio spostare di qualche giorno la partenza, si sta troppo bene qui in questo periodo.
Esco dall’albergo, mi sembra primavera ed i profumi delle spezie si mischiano con i richiami dei negozianti, i campanelli dei taxi a pedali ed il vociare delle persone mentre il sole riflette la sua luce forte in questo quartiere che per me è come casa anche se è cambiato radicalmente dalla prima volta che l’avevo visto. Kathmandu non è più il paesino che avevo conosciuto ma è una grande città inquinatissima ma si riesce sempre a trovare cose nuove o conoscere persone interessanti (a parte i “viaggiatori”).Cammino fra i vicoli pieni di negozi per arrivare a Kanti Path Road uno stradone bello largo dove ci sono le sedi di molte ambasciate e gli uffici della Qatar Airways . Sento dei rumori provenire da lontano poi una forte esplosione e vedo una alta colonna di fumo nero che si staglia scura sul cielo azzurro. La gente corre in varie direzioni ma io comunque vado verso l’indirizzo della compagnia aerea quando dopo poco realizzo che il fumo saliva dalla palazzina dove dovevo andare io. Capisco che non è stato un incendio casuale perchè da circa 50 metri di distanza vedo computer, tavoli e sedie buttati in mezzo alla strada e presi a calci e bastonate Altre persone lanciano oggetti verso le ultime vetrate ancora sane. Stavo chiedendo ad uno cosa stava succedendo quando vedo arrivare a tutto gas blindati e camion dai quali scendono militari che si mettono a correre verso la palazzina e quindi realizzo, verso di me. Fermarmi a spiegar loro chi sono e che faccio non mi sembra salutare e dopo 2 secondi rincorro gran parte di quelli che stavano scappando.

Dopo un minuto che corro senza voltarmi (forse anche molto meno) non ho più fiato e gran parte dei fuggitivi mi supera.
Vedo una viuzza laterale e mi ci infilo sempre di corsa. Dopo dieci metri c’è un cancello. Mi fermo davanti con le mani sulle ginocchia per tirare il fiato, quando alzando la testa leggo una targa sul cancello con scritto “American Recreation Center” e dietro la targa due marines con il loro mitra in mano che mi guardano. Cazzo!! proprio qui dovevo fermarmi??? Mi dicono qualcosa ma non sento cosa, però capisco che è molto meglio che me ne vada, non riesco a parlare, sono senza fiato ma faccio loro un segno di saluto con la mano e torno nella strada principale seguito dai loro sguardi. Arrivato all’incrocio vedo che i militari nepalesi si sono fermati formando una fila trasversale ad un centinaio di metri. Meno male! Senza correre non per non dare nell’occhio ma perchè non ne ero più capace arrivo a Thamel pensando di essere al sicuro. Invece all’ingresso ci sono tre auto incendiate, non so se siano scoppiati i serbatoi, non mi sembrava di aver sentito esplosioni, ma certo non è il caso che ci passi davanti proprio adesso e vado oltre entrando nel quartiere dalla strada seguente. I negozianti avevano abbassato le saracinesche alcune delle quali però erano state divelte, che strano penso che cazzo è successo?? Il quartiere che mezz’ora prima era brulicante di persone e di attività era silenzioso e vuoto. Sono stupito ed un pò preoccupato da questa atmosfera surreale, ormai sono quasi arrivato quando a circa cento metri dall’albergo un gruppo di una decina di militari in assetto da guerra ( e non i soliti con il bastone), mi ferma ed un graduato mi chiede i documenti e dove sto andando. Gli faccio vedere la chiave dell’Hotel dicendo che ho il passaporto in camera .Il graduato mi guarda, dice qualcosa ai suoi e mi invita a seguirlo. Mi “accompagnano” però fino al cancello dell’albergo che nel frattempo era stato chiuso. Bussano ed il portiere che mi conosceva perchè gli avevo offerto un thè, li guarda e mi guarda e dice loro qualcosa in nepalese con un tono come se avesse detto:”non preoccupatevi questo mona abita qui!”, mi sorride e mi fa entrare. Saluto i militari ed il portiere. Dentro ci sono sia dei locali che si trovavano li quando è scoppiata la baraonda sia i turisti alcuni dei quali spaventati altri preoccupati che discutono animatamente tra loro .C’è anche “il viaggiatore” ma mi tengo alla larga e chiedo al barista cosa fosse successo per scatenare quello che avevo visto fuori. Un’ora prima la TV di stato nepalese aveva annunciato che un gruppo di compatrioti che lavorava per una ditta del Qatar era stato catturato in Iraq e la ditta non avendo pagato il riscatto aveva di fatto decretato la loro morte. Ne erano stati uccisi 12. Quando la notizia è arrivata in Nepal si è scatenata la caccia a tutto ciò che fosse di proprietà del Qatar tra cui gli uffici della compagnia aerea dove stavo andando io , però l’odio purtroppo si è scatenato anche verso i mussulmani che vivevano li da sempre e che non c’entravano nulla con quanto successo a dei loro, comunque, compatrioti. I militari dopo i primi incidenti avevano decretato un coprifuoco immediato, proprio mentre ero a “passeggio” per Kathmandù.Cosa fare o non fare era l’argomento di tutti i presenti, ma mentre gli altri telefonavano per rassicurare a casa ed anticipare il rientro intasando le linee telefoniche di tutte le agenzie aeree, io pensai che, essendo il coprifuoco solo a Kathmandù potevo andarmene a Pokhara qualche giorno mentre si calmavano le acque. Esposta la mia idea al barista (il miglior amico di uno che cerca qualcosa) mi presenta un ragazzo che è il gestore del noleggio moto a fianco dell’albergo. Con la cifra esorbitante di 6 dollari al giorno mi darà una splendida Honda 150!!!! Festeggiamo lui con una coca ed io con un altro gin tonic.

La sera nel cortile dell’albergo molti turisti avevano già la valigia pronta per partire, altri sarebbero partiti il giorno seguente in anticipo sulle loro vacanze altri non erano riusciti a contattare ancora l’aereoporto dove era stato istituito un ufficio apposito.

Vedo il “viaggiatore” che si avvicina e mi dice .”allora si parte?? Io ho trovato per dopodomani” io gli rispondo:”io parto domani” e mi guarda sorridendo come dire:”scappiamo insieme eh!!” poi finisco la frase:”vado a Pokhara in moto!” “ah però”! mi dice ma questa volta me ne vado io. Provavo quasi gusto a farlo star male, però i tipi come quello mi stanno troppo sulle balle. Telefono in ufficio per spiegare la situazione ed il relativo ritardo e vado a cenare alla G/S Terrace (e dove se no!!) un ristorante con una grande terrazza vicino all’albergo e poi torno in camera per preparare la borsa. Il casco, le protezioni ed i guanti c’e li avevo e siccome il coprifuoco iniziava alle 9 di mattina, il giorno seguente alle 8 meno qualcosa parto verso Pokhara con le raccomandazioni del portiere che sembrava il sostituto di mia madre. Telefona addirittura al suo collega di Pokhara per anticipargli il mio arrivo!!(ho anche pensato che forse aveva la provvigione) Pensando di non aver problemi sull’unica strada che congiungeva queste due città ero tranquillo e guidavo sotto un bel sole superando qualche camion ed autobus. La moto è piccola di cilindrata ma è nuova, ha buone gomme ed il freno a disco davanti. Dopo circa un’ora vedo una fila di mezzi fermi davanti a me, decelero, la coda è lunga almeno due km. con la moto li supero tutti ed arrivo ad un posto di blocco: vedo gente armata , non sono militari ma dei ragazzi che avevano bloccato il traffico in tutte e due le direzioni. Non era un vero e proprio paese ma un piccolo agglomerato di bar e ristorantini lungo la strada dove c’era una sbarra utilizzata in altri momenti forse dai doganieri ora però latitanti così come i militari, strano penso che non siano già intervenuti. Spengo la moto e mi levo il casco. Un gruppo di ragazzi europei era di fianco e chiedo loro cosa stesse succedendo. Sono francesi e sono vestiti come quelli che pensano di essere indiani solo vestendosi come loro e mi rispondono che sono i Maoisti e che non fanno passare nessuno, hanno provato a chiedere anche loro ma mi dicono che è impossibile continuare, sono li dalle sette di mattina.

Io da buon Italiano non mi rassegno ed avvicinandomi a questo gruppo di ragazzi chiedo loro chi sia il capo. Uno di circa 22/25 anni con un Kalashnikov a tracolla mi dice che non posso passare. Io gli faccio presente che sono solo un motociclista che deve andare a Pokhara ma sono inflessibili. Il francese viene da me e mi dice nella sua lingua “hai visto Italiano che non si passa??”sorridendo sornione, ”io viaggio da sempre e se ci fosse stata una possibilità sarei passato” e “quel viaggio da sempre”me lo dice con quel sorrisetto del cazzo che hanno quei francesi che pensano di essere superiori agli altri.Penso : un altro che “fa il viaggiatore” che palle!! E poi mi ha detto italiano con un tono che non mi piaceva. Mentre gli sto per rispondere arriva un Toyota 100 bianco che si ferma. Le persone all’interno parlano con il ragazzo, l’autista gli fa vedere un documento, alzano la sbarra e li fanno passare sucitando le proteste di tutti quelli che erano li da ore ad aspettare, compreso il gruppo dei francesi. Sorridendo mi avvicino di nuovo al “capo” e gli chiedo come mai abbia fatto passare il Toyota.

Mi risponde che erano giornalisti e che i giornalisti potevano passare. Bene, gli dico con fare teatrale, allora passo anch’io perchè anch’io sono un giornalista. Tutti a ridere!!!! Maoisti e Francesi, ridevano allo stesso modo, dico:non avete mai visto giornalisti che girano con una honda 150 in Nepal?!!?! Faccio veder loro la mia macchina fotografica Reflex e la mi cinepresa portatile ma Il capo non prendendomi sul serio mi dice di fargli vedere la tessera di giornalista. Il palco stava per crollare quando colto da una improvvisa illuminazione cercando dentro al portafoglio estraggo una tessera rilasciata dalla ACTV (Azienda Comunale Trasporti Venezia) e consegnatala al capo gli spiego che ACTV è il nome di una televisione italiana della quale ero giornalista. ACTV significava AC Tele Vision “eisitelevision” !! gli dico.

Tra il fatto che era scritta in italiano, che logicamente non capiva, ed il fatto che c’era la mia foto con tanto di firma e timbro me la restituisce sorridendo dicendo ai suoi sottoposti di alzare la sbarra. è andata!! incredibile!!mi fa passare!! Faccio fatica a non mettermi a saltare di gioia e mentre mi metto il casco saluto i francesi nella loro lingua e lo stupore che leggo sulle loro facce mi fa ingrassare di (altri)dieci chili “je vous salue mes amis Francaises!!! ho detto mentre invece pensavo :”magnate questa pallone gonfiato francese di merda!!.”voi qui da tre ore ed io dopo 5 minuti sono passato!! Ho messo la prima e sotto la sbarra saluto i “feroci maoisti” che mi ricambiano come se fossi stato un loro amico. Non so perchè ma appena partito mi sono messo a cantare l’inno di Mameli.
Mi ricorderò sempre il tragitto fino a Pokhara perchè ho fatto il viaggio ridendo sotto il casco, in tutto ho incrociato una decina di mezzi in una strada dove abitualmente ci sono centinaia di camion, furgoni, autobus, taxi, auto ecc.ecc. pensavo:che paradiso , Viva L’Italia!!, Viva l’ACTV!! E Viva la mia prof.di Francese delle medie (Prof.Travaglia Zanibon, che donna eccezionale!!) Anche la moto mi sembrava più felice, ma forse era una mia impressione. Arrivato in una Pokhara quasi vuota di turisti ho preso possesso della camera dell’albergo ed il direttore che mi stava aspettando, non so se fosse perchè ero l’unico cliente o perchè gli albergatori in Nepal sono più apprensivi di quelli Italiani, ha telefonato alla KGH per dire che ero arrivato. Era bello che qualcuno si fosse preoccupato per me, mi offrono il thè, chiedo gli orari del Museo della Montagna appena aperto anche con molto materiale portato da Rheinold Messner e poi a piedi vado a passeggiare sulla vuota strada del lungolago dove i molti ristoranti aperti abitualmente rumorosi di musica e chiacchere erano desolatamente silenziosi e quasi vuoti con i camerieri davanti agli ingressi che mi invitavano ad entrare.

Questo bellissimo paese basa molto della sua economia sul turismo e chi voleva rompere questo rapporto c’era riuscito in pieno, solamente che come al solito, chi ci rimetteva di più erano quei piccoli “imprenditori” che per mezzo di un negozietto o di un ristorantino o di una pensione con poche stanze garantivano la sopravvivenza alla loro famiglia ed a quelle dei loro aiutanti.
Per solidarietà nei giorni seguenti mi sono fermato a bere qualcosa in quasi tutti i posticini ed a pranzo e cena ho ordinato quello che avrebbero mangiato almeno tre persone. La prima sera mentre mangiavo il mio pollo fritto, croccante e dorato, assaporavo quel momento:ero in un luogo magnifico, da li vedevo la catena degli Annapurna, l’aria era profumata e fine, non c’era nessuno, Pokhara era mia e sorridendo pensavo che avevo in tasca la mia tessera dell’ACTV, la mia moto era parcheggiata di sotto e non c’erano viaggiatori a rompere le palle con le loro imprese. Ho realizzato che la serenità era una cosa che quasi toccavo ed in quel momento tutto mi sembrava forse piùbello di quello che era nella realtà. Ho pensato che quell’attimo così intenso non l’avrei più vissuto in quel modo.

Unico ed irripetibile come tutte le cose più belle. Mi sentivo leggero ed euforico senza che ci fosse un vero motivo per esserlo era “solo”un mio provvisorio e meraviglioso stato della mente. Riprende il film e mentre muoiono tutti come al solito arrivano le cinque e venti, spengo la tv ma invece di andare a letto mi viene in mente di cercare dentro ad un cassetto dove ho i miei documenti. Dopo un minuto la trovo, eccola! la mia vecchia cara tessera ACTV!! C’è una foto dove sono sorridente.Mi guardo allo specchio, non sono sorridente, ho gli occhi stanchi ma adesso, non so perchè, sono più calmo, forse il ricordo di un attimo felice mi ha aiutato a rasserenarmi, o forse mi ha ricordato che i momenti come quello si possono anche ritrovare ?? Vado a letto e penso che viaggiando con la mia moto è più probabile trovare e sentire attimi come questo, attimi che arrivano senza cercarli e finiscono in un momento, ma anche quel solo attimo di serenità, di gioia, o qualcosa che gli assomiglia, può compensare giorni, mesi od anni di vita vissuta male proprio come questo cazzo di giornata.

Buonanotte Kathmandùe vaffanculo al resto
Zio Albe


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