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Tibet 2002
Sul tetto del mondo
Una prima assoluta in Tibet con otto BMW R 80 G/S . 8000 km
di cui 4000 di sterrato di vario tipo ad una altitudine
media di oltre 4000 metri per 22 giorni,15 passi superiori
ai 5000 metri ,decine di guadi di varia difficoltà,da
Kathmandù a Lhasa attraverso la “friendship higway”dal campo
base del mitico Chomolongma (EVEREST) alla sacralità del
lago Manasarovar e Monte Kailash dai 45 gradi di New Dehli
alla neve della catena Himalaiana.Una esperienza densa di
emozioni non solo motociclistiche in un paese che in alcune
zone sembra fermo al medioevo. Sull’aereo che ci portava in
India ripensavamo alle difficoltà ed i problemi che si erano
sovrapposti tra noi e la meta che perseguivamo da tanto
tempo : il TIBET. Questa remota e per gran lunga inesplorata
regione aveva avuto su di noi un magnetico ed irresistibile
richiamo che ci aveva unito nello sviluppare un progetto che
in un paio di occasioni sembrava diventato irrealizzabile
prima per motivi politici poi per problemi burocratici. La
preparazione delle moto,l’ottenimento delle lettere di
invito,dei visti,la ricerca del migliore spedizioniere,dei
biglietti aerei e soprattutto la ricerca degli sponsor senza
dei quali non saremmo mai partiti ci aveva visto impegnati a
fondo nei dodici mesi precedenti . Ora tutto sembrava
lontano ed anche altri piccoli problemi tipo i bagagli non
arrivati (Vive l’air France) ed i carnet preparati “
all’indiana “non ci impedivano finalmente il due agosto 2002
di partire verso la nostra avventura dopo aver recuperato le
moto presso la sede locale della Khune Nagel.
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Nepal
Una bella giornata di sole ci vede entrare in Nepal a
NEPALGANJ e dopo aver espletato le formalità burocratiche
(carnet,visti) moltiplicate per otto attraversiamo il
bellissimo TERAI ,un enorme parco naturale posto tra il
confine indiano ed i primi contrafforti montuosi dove una
quasi totale assenza di traffico permette di godere appieno
del bellissimo panorama. I segni dell’alluvione della
settimana precedente ci fanno pensare che siamo stati
fortunati ma questa convinzione dura poco difatti purtroppo
un ciclista distratto taglia la strada ad Albertino e
provoca quello che al momento sembrava un grave incidente.
Fratture del ciclista portato in auto in ospedale (lontano
50 km) e probabile frattura della spalla ed una grave
escoriazione al braccio erano i danni del pilota. Purtroppo
la moto era conciata male:forcella e piastre piegate,pompa
del freno rotta,strumentazione ,frecce e specchietti
disintegrati e paracilindri e borse danneggiate. Il danno
più grosso era però per il cardano danneggiato dalla botta
presa dal cilindro destro. Il viaggio al momento sembrava
compromesso ed il fatto che eravamo in stato di fermo
controllati dai militari e l’arrivo della famiglia al
completo del ciclista rendevano la situazione complicata. La
forza del gruppo fa uscire da questa brutta situazione:c’è
chi contratta con i militari e la famiglia,chi va in cerca
di acqua (non bastava mai) mentre Renato sistema alla meglio
la moto e Stefano valente dottore si occupa prima del
ciclista e poi del pilota bisognoso di cure .In poche ore
siamo in grado di ripartire per BUTWAL . Le emozioni non
sono però finite. Il buio arrivato molto prima di
raggiungere il paese ci vede arrestati dai militari di un
posto di blocco .Da li veniamo accompagnati in una caserma.
Il thè di rito serve ad un gentilissimo ufficiale a
spiegarci che dopo il tramonto quella zona non è sicura (a
causa della guerriglia maoista) però non potendo farci
dormire in caserma ci fa scortare da tre camionette piene di
militari armati di tutto punto fino ai margini della zona da
loro reputata pericolosa. Verso le 23 arriviamo a Butwal e
dopo aver trovato un albergo e parcheggiato moto e bagagli
il cuoco nonostante l’ora ci prepara una cena ristoratrice.
La mattina seguente sotto un bel sole ma non con il caldo
umido dell’India partiamo per KATHMANDU dove arriviamo nel
primo pomeriggio Ci posizioniamo alla famosa e frequentata
Kathmandu Guest House nel quartiere di THAMEL dopo aver
avuto un assaggio del caotico traffico della capitale. Il
pomeriggio trascorso serve a fare il punto della situazione.
Chi ha avuto l’incidente decide di continuare ,ci
scarichiamo di un po’ di bagagli ritenuti inutili e diamo
una controllata alle moto aiutati dal barista dell’albergo e
dai suoi gin tonic. Il 7 Agosto lasciamo la capitale
Nepalese per il tratto di strada che la unisce a LHASA che è
chiamato “strada dell’amicizia”lungo circa 1000 Km. Il sole
cocente sembra di buon augurio ma le piogge delle settimane
precedenti avevano dissestato il terreno a tal punto che
troviamo sulla nostra strada un numero considerevole ed
imprevisto di frane e smottamenti. Per superare il più
grande di questi lavoriamo in sintonia con i militari che
aiutiamo a costituire un passaggio e loro aiutano poi noi a
trasbordare le moto dopo averle scaricate dei bagagli. Tutti
gli altri dovranno aspettare l’arrivo delle ruspe. Questi
imprevisti non ci consentono di arrivare a KODARI (1900
m)che dista dalla capitale solo 150 km in tempo utile per
l’appuntamento che avevamo con le guide cinesi .Quando
arriviamo verso le 17 troviamo la dogana chiusa e non
possiamo fare altro che trovare una sistemazione per la
notte. La serata la trascorriamo assieme ad un gruppo di
tedeschi arrivati con le loro fuoristrada qualche ora dopo
di noi. Loro avevano organizzato un viaggio dall’India alla
Germania e tra una birra e l’altra ci scambiamo impressioni
ed informazioni. Kodari è un paese abbarbicato sulla roccia
e si sviluppa solo ai lati della strada che trenta
chilometri prima comincia ad essere sterrata. Qui si respira
un’atmosfera particolare: il paese è molto coreografico, gli
abitanti sono di razze diverse,i militari,certi camion che
vengono scaricati a mano ed i cui materiali vengono portati
a spalla da uomini e donne fino a dopo il confine cinese e
viceversa lo rendono un posto unico. Per i viaggiatori che
vogliono andare in TIBET è l’unico punto di passaggio e le
pratiche doganali relativamente veloci ci portano con una
certa emozione a transitare sul “ponte dell’amicizia”
costruito dai cinesi.
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Tibet
Con i militari cinesi il colloquio è impossibile e per
fortuna arriva la nostra guida ZENO .Dopo le presentazioni
di rito ci consegnano le targhe cinesi e dopo aver scaricato
tutti i nostri bagagli nel loro fuoristrada andiamo a
ZHANGMU (2300 m)dove dobbiamo fare dogana. Dopo un primo
positivo assaggio di cucina cinese partiamo con l’emozione
di essere finalmente giunti al vero punto di partenza.
Definire spettacolare la strada che percorriamo è
limitativo, tutti siamo presi dall’entusiasmo mentre
passiamo dai 1700 metri del Nepal ai quasi 4000 di NYALAM in
30 km. Il paesaggio muta continuamente ed a ogni curva
l’istinto ci spingerebbe a fermarci per osservare ciò che
nella realtà supera l’immaginato. Al tramonto raggiungiamo i
5220 metri del TONG-LA primo passo Tibetano dove sotto la
luce del tramonto solo con il rumore delle bandiere di
preghiera svolazzanti avevamo il panorama a 360° su una
corona di cime innevate. Questo momento da solo sarebbe
valso tutto il viaggio ma nei giorni a seguire questo stato
d’animo sarebbe divenuto quasi una costante. Dopo esserci
infilati il pile percorriamo gli ultimi chilometri al buio
superando il LALUNG-LA ( 5440 m) ed arrivando in prossimità
di TINGRI (4400 m) finiamo in bellezza facendo,primo di una
lunga serie,un doppio guado. Arriviamo verso le 23 presso lo
EVEREST SNOW LEOPARD HOTEL dove ci aspettavano per la cena.
Il mattino seguente il sole illumina un tratto della catena
himalayana, il CHO-OYU è nel pieno della sua bellezza mentre
l’EVEREST (CHOMOLONGMA)è coperto dalle nuvole. La repentina
variazione di altitudine provoca un leggero disagio che
impedisce ad uno di noi di essere in grado di guidare anche
se solo per qualche ora. Ne approfittiamo per prendere il
sole, fare il bucato e dare un’occhiata alle moto. Il giorno
dopo partiamo per una meta da fiaba: il campo base
dell’EVEREST. Solo il nome mette quasi in imbarazzo e ancora
una volta tutto quello che avevamo immaginato viene superato
dalla realtà. Al nostro arrivo al famoso monastero di
RONGBUK tutti i monaci divertiti vogliono fare un giro in
moto . Dopo qualche chilometro si arriva al piazzale del
campo base dove dopo le foto di rito ci stendiamo al sole
degli oltre 5200 metri e quelli che non si erano messi la
crema protettiva si ritroveranno la sera con la pelle simile
al cartone. Mentre riposavamo prima di cena (i 5000 metri si
facevano sentire) ci bussano alla porta due giovani monaci
che avevamo conosciuto il pomeriggio e ci invitano a gesti a
seguirli. Incuriositi andiamo in un loro magazzino dove con
orgoglio ci fanno vedere una moto cinese di 150 cc a cui
manca qualche pezzo ed a gesti ci chiedono i ricambi. Dopo
aver tentato di spiegare che i nostri non erano compatibili
con l’aiuto della nostra guida chiediamo loro se erano in
grado di ordinare i pezzi e farseli spedire al monastero
.Avuta la risposta positiva abbiamo dato loro una cifra più
che sufficente alle riparazioni e la felicità di questi
monaci-motociclisti era tale che anche nella penombra di
quell’ ormai lontano magazzino si vedevano i loro occhi
brillare . Panorami mozzafiato incontri e dialoghi fatti di
gesti con i tibetani gruppi di bambini che vendono fossili
recuperati a circa 4700 metri un altro passo di circa 5200 m
il GYATSO-LA e numerose soste per le foto si intersecano
fino all’arrivo a LATHSE (4000 m) paese senza alcuna
attrattiva. Tutti i paesi sono caratterizzati dalla netta
differenza tra i quartieri cinesi dall’architettura diciamo
omogenea e quello che resta o che è stato ricostruito dopo
la rivoluzione culturale dei quartieri tibetani . Anche i
monasteri superstiti (ne sono stati distrutti migliaia) ed
il loro contenuto sono stati restaurati relativamente di
recente però pur non conservando la piena originalità hanno
un fascino formidabile. Fascino che si unisce
all’ammirazione nei confronti dei tibetani che conservando
anche negli anni più duri la loro fede dimostrano di avere
una incredibile serenità ed un rapporto con il culto
veramente radicati. SHIGATSE,GYANTSE, il lago YAMDROK-TSO
(4500 m) sono una miscellanea di bellissimi
monasteri,bruttissimi quartieri “moderni”,ed ovviamente
bellissimi sterrati di vario tipo e difficoltà,con panorami
così mutevoli che rendono il tragitto entusiasmante:passi di
oltre 5000 metri si alternano con valli e laghi di stile
alpino,fiumi, torrenti,ghiacciai e vette innevate sono il
quotidiano che continua a sorprenderci. Una zona desertica
con tanto di dune che fanno pensare alla lontana Africa
preannunciano un’altra meta del nostro viaggio:LHASA che con
i suoi 3760 metri è il punto più basso del nostro percorso
in Tibet. Gli ultimi 50 km sono asfaltati e qualche km prima
di arrivare avvistiamo il POTALA simbolo del Tibet.
Descrivere le emozioni è difficile ma comunque sono
certamente felicità , soddisfazione e perché no,orgoglio per
essere lì con le nostre moto,quello che sentiamo al nostro
arrivo al bellissimo e nuovo TIBET HOTEL sul cui piazzale
veniamo accolti dai dirigenti della organizzazione turistica
e dobbiamo dire che alcuni giorni passati in questo
comodissimo albergo ci fanno proprio piacere. BARKOR SQUARE,
il POTALA,il JOKHANG, il monastero di GANDEN,il
NORBULINGKA,contrastano fortemente con i non integrati
quartieri più moderni e ciò che si immaginava ricco di
religiosità si scontra frontalmente con una realtà fatta di
decine di postriboli e karaoke presenti lungo i viali. Dopo
aver visto quanto c’è di bello e brutto in città girando con
il bus messoci a disposizione,ci prepariamo per quello che
doveva essere il tratto più impegnativo del tragitto:il
Tibet occidentale. Sicuramente questa regione è tra le più
isolate del mondo e nonostante la ormai cospicua narrativa e
documentazione soprattutto fotografica, ancora poco si
conosce di questi luoghi.. La necessità di avere oltre che i
viveri, il materiale da campeggio, i carburanti per circa
1500 km di autonomia (dopo LATHSE ) ci obbliga all’utilizzo
di un camion che caricasse oltre a tutto questo anche i
nostri bagagli. Il gruppo era formato da: autista e cuoco
nel camion , guida, autista e responsabile dell’ufficio
politico nel TOYOTA tutti personaggi gentili,positivi che
hanno sempre fatto del loro meglio per aiutarci. Dopo Lathse
inizia il tratto impegnativo:la stagione delle piogge volge
al termine ma comunque fa sentire la propria influenza. Sole
e nuvole si alternano come il panorama e la strada (sempre
sterrata) mulattiere alpine si alternano a sabbioni
africani,fangaie si alternano a tole ondulè,praterie,guadi a
decine seguono valichi da oltre 5000 metri e l’impegno nella
guida ci portano alla sera ad essere sì felici ma anche
provati. A 5000 metri è presente il 50% dell’ossigeno che
c’è al livello del mare e quindi tutto il nostro organismo
lavora per compensare questa differenza. In aggiunta alcuni
giorni in 10|12 ore di moto facciamo 200|250 km vista la
difficoltà degli sterrati .In questo tratto incrociamo
solamente qualche jeep di turisti sofferenti sia
l’altitudine che il mal d’auto dato dal fondo stradale e
dallo stile di guida dei driver. Invece le famiglie di
tibetani che numerose riempiono i cassoni dei camion stipati
di materassi, tende,pentole e sopportano decine di ore di
viaggio in condizioni incredibili sembrano fare una
passeggiata di salute e la loro antica gentilezza e forte
carica interiore ci sorprendono continuamente.
L’alimentazione garantita dall’organizzazione era integrata
egregiamente da Francesco e Stefano cuochi provetti che con
i viveri portati da casa approntavano indimenticabili
spaghettate che ritempravano corpo e spirito. Oltre a questo
avevamo una adeguata scorta di integratori alimentari che
sono stati un’ottima alternativa ed un buon supporto per
garantire il necessario apporto calorico. Le moto grazie al
basso rapporto di compressione,ai carburatori a depressione
, alla trasmissione cardanica uniti al peso limitato, alla
coppia bassa ed alla giusta scelta dei pneumatici,dimostrano
per l’ennesima volta di essere ancora valide ed attuali per
questo tipo di viaggi. Dopo cinque giorni dalla partenza da
Lhasa e circa 1300 km da ricordare un pomeriggio arriviamo
in prossimità del Lago Manasarovar che insieme al Monte
Kailash rappresentano il cosiddetto Ombelico del Mondo sia
perché sono centri di culto per diverse religioni sia perché
di grande importanza politico geografica (nascono per
esempio i quattro fiumi più lunghi dell’Asia)ed erano stati
soggetto di una vasta narrativa di cui ci eravamo “ nutriti”
prima della partenza,per questi motivi erano quindi punti
focali del nostro viaggio. Una grande emozione ha preso
tutti ed il battesimo della nostra guida con i nostri nuovi
nomi tibetani ha rafforzato in noi la gioia e la
soddisfazione di essere arrivati con i nostri mezzi in un
viaggio organizzato tra amici in un posto che prima era un
punto sperduto nella carta geografica ed ora era davanti ai
nostri occhi. Nessuna foto,nessun filmato renderanno mai
onore a quanto visto e provato. L’emozione comunque non è
bastata a mitigare il nostro appetito soddisfatto dopo aver
piantato il campo in riva al lago sotto al monastero di CHIU
con un aglio e olio ed un bellissimo tramonto. La mattinata
seguente dopo aver visitato il piccolo ma affascinante
monastero ci godiamo il bel sole osservando i pellegrini che
come noi hanno fatto il campo in riva al lago anzi sono loro
che osservano noi e la loro innocente curiosità li spinge a
soffermarsi e discutere tra loro su ogni nostra azione. Dopo
pranzo partiamo per DARCHEN (4600 m) da cui partono tutti
coloro che vogliono fare il kora (circuito di
pellegrinaggio)del monte Kailash. In questo paese c’è di
tutto e si trovano i personaggi più diversi:dai felici
tibetani che con ogni mezzo hanno finalmente raggiunto un
luogo fondamentale per la loro religione , alla ragazza di
Carugate che trova troppa differenza tra il misticismo
teorico di un comodo salotto e l’impegnativa e troppo
differente realtà. Questo paese è particolare,ma l’atmosfera
ed il momento ci prendono molto,e non ci accorgiamo che il
tempo cambia ed i 40 km che ci separano dal lago ci vedono
impegna ti nel superare una trentina di guadi che si erano
improvvisamente ingrossati. L’ultimo regalo della giornata
viene dalla visione del monte Kailash che fino al tramonto
era ammantato di nuvole. Purtroppo il ritardo accumulato ci
impedisce di raggiungere l’ultima meta che doveva essere il
capolinea del nostro viaggio:il mitico regno di GUGE o terra
di frate Gianni luoghi visitati e studiati per primo dal
famoso prete esploratore pistoiese Ippolito Desideri nel
1716. Lasciamo con una certa nostalgia il luogo del nostro
campo per iniziare la strada del ritorno,ma un guado
ingrossato a tal punto da rendere impossibile il passaggio
anche al camion ci costringe ad una deviazione che allunga
il tragitto di circa 400 km. Nello stesso giorno un altro
guado che superava il metro e la sua forte corrente ci
costringono a montare le moto sul camion per attraversarlo.
Superando PARYANG (4800 m) ZHONGBA,SANGSANG ritorniamo a
TINGRI dove ci aspetta dopo tanti giorni una doccia calda.
Ormai siamo agli sgoccioli,in tutti i sensi. Il giorno
seguente infatti,appena partiti alcuni dei “più
esperti”approfittano dell’ultimo guado per farsi una nuotata
con la moto che scompare tra i flutti. Le battute si
sprecano anche perché avevamo istituito un campionato che
prevedeva punteggi diversi dipendenti dal tipo di caduta e
relativi effetti. Si riparte dopo aver come di consueto
levato le candele,smontato i carburatori ed il filtro
dell’aria e messo la moto in candela per levare l’acqua
dalla marmitta.L’ultima notte in Tibet la trascorriamo a
NYALAM un paese bruttino posto sul ciglio dell’altopiano
tibetano prima della discesa in picchiata in Nepal. Ne
approfittiamo per finire tutti i viveri residui e poi in un
“bar” beviamo qualche cognac locale anche per mitigare il
freddo della notte. Arrivati dopo la discesa al confine
salutiamo con emozione (ricambiata) i nostri accompagnatori
che hanno fatto sicuramente di più di quello che era di loro
competenza ed alla fine erano visibilmente dispiaciuti di
lasciarci.
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Nepal il
ritorno
Sotto un sole meraviglioso arriviamo a Kathmandù e come dei
reduci vittoriosi entriamo nel parcheggio della Kathmandù
Guest House che avevamo lasciato tre settimane prima e tra
un gin tonic e l’altro ci scambiamo i complimenti e
rispondiamo alle domande dei numerosi ed incuriositi ospiti.
Dopo una doccia ci rinchiudiamo presso la EVEREST STEAK
HOUSE dove tra un filetto ed una birra viene proclamato il
vincitore della classifica delle cadute che deve ovviamente
pagare la cena. Il giorno seguente trascorso da turisti
serve anche per riordinare i bagagli sempre più carichi di
regali e souvenir e preparare le moto per l’ultima tratta.
L’ultima cena la facciamo in un ristorante che guardacaso si
chiama G/S sulla cui terrazza con musica dal vivo anni
settanta e qualche beveraggio di troppo consumiamo le ultime
ore in questa città . Il giorno dopo ci dividiamo Giorgio e
Renato vanno diretti a Delhi mentre noi più comodamente ci
dirigiamo a Pokhara punto di partenza per i tour
sull’Annapurna che a causa delle nuvole ci cela le sue
bellezze. L’atmosfera un po’ triste data anche dall’assoluta
mancanza di turisti ed una giornata nuvolosa ci convincono a
partire ed attraversando nuovamente il bellissimo Terai .A
causa del poco tempo rimasto non riusciamo ad andare a
Lumbini vicino pochi chilometri da Butwal. Questo è il paese
di nascita di Siddharta Gautama fondatore del buddismo e
meglio conosciuto come Buddha. Purtroppo questo paese sta
vivendo un periodo di crisi dovuto ai guerriglieri maoisti
che con attentati e assalti armati in certe zone sta facendo
mancare molti degli introiti dati dal turismo che
rappresenta la prima fonte di guadagno. La presenza costante
dell’esercito sottolinea questa crisi ma noi pensiamo che
sia esagerato escludere un viaggio in questo paese
meraviglioso per questo motivo. Il fascino deriva certamente
dalle sue ricchezze geografiche,basti pensare che ci sono 8
delle14 montagne più alte del mondo, ma anche dalla bellezza
ed umanità della sua gente .Dopo un paio di giorni arriviamo
a Delhi dove una parte del gruppo si ferma ed un’altra
continua per una regione che da sola valeva un viaggio: il
RAJASTHAN.Un viaggio anche attraverso le religioni, dal
Buddismo tibetano,all’Induismo miscelato al Buddismo del
Nepal fino all’induismo Indiano le cui regole date dal
sistema delle caste a noi possono essere di difficile
comprensione.
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India il
ritorno
Da Dehli il viaggio prosegue per AGRA famosa per il TAJ
MAHAL uno dei simboli dell’India che visitiamo oltre al RED
FORT poi passando per FATEHPUR SIKRI ,JAIPUR ,JODHPUR ed i
loro bellissimi siti arriviamo a PUSHKAR un paese che
nonostante il turismo non ha perso la sua bellezza .Eravamo
già stati in moto in questa regione nel 83 e nel 93 ma
nonostante il logico cambiamento dispensa sempre splendide
emozioni. Caratterizzata dal deserto e bellissime città
fortezza è enormemente ricca di una fauna che da noi
troviamo solo negli zoo:è del tutto normale vedere gruppi di
pavoni,antilopi, dromedari e tantissime razze di uccelli che
fanno sembrare questa zona un parco naturale. La recente
crisi con il Pakistan è concretizzata da una presenza
imponente dell’esercito indiano che con mezzi e uomini di
ogni tipo ed arma stazionano in tutto il deserto fino alla
sempre bellissima JAISALMER dove ci fermiamo al Paradise
hotel. In questo piccolo albergo il panorama e l’atmosfera
sono garantiti. I giorni passano e dobbiamo tornare verso la
capitale attraversando BIKANER ed alcuni piccoli ma
bellissimi e quasi sconosciuti (per ora )paesi dove sono
presenti incredibili testimonianze quasi abbandonate.
L’arrivo a Dehli e le pratiche per la spedizione delle moto
sono gli ultimi atti di un viaggio fortemente voluto e che
si era concretizzato superando moltissime difficoltà ma che
sicuramente ci ha dato un bagaglio enorme di emozioni e di
bellissimi momenti passati grazie anche alle” nostre” moto.
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Le moto e
l'attrezzatura personale
Le moto
Inguaribili romantici pieni di tanti ricordi di viaggi fatti
assieme nonostante le moltissime belle moto ora in
produzione non riusciamo a staccarci dall’idea di usare
questa moto. Il G/S è per noi non un mezzo da relegare in
garage per saltuariamente ricordare una gioventù più o meno
datata ma una moto che grazie alle sue caratteristiche dona
ancora una gran gioia di guida ed è tutt’oggi un mezzo
efficiente e che in questi viaggi trova una
collocazione sconosciuta alla maggioranza delle moto
“moderne”. I carburatori a depressione e la bassa
compressione hanno annullato i disagi provocati
dall’altitudine. La leggerezza (circa 170 kg) ed il cardano
ci hanno facilitato sugli sterrati e sui guadi portandoci a
fare complessivi circa 52000 km di cui 32000 di
sterrato anche molto impegnativo ad una altitudine media di
oltre 4000 metri per 22 giorni lamentando pochissimi
problemi. Per festeggiare in maniera consona il ventesimo
compleanno del G/S più anziano del gruppo abbiamo pensato di
riportarlo dove era già stato nel 1982 in un viaggio
pubblicato su Motociclismo (agosto83) in India e Nepal . Non
sappiamo con quali altre moto questo sarebbe potuto
accadere. La preparazione delle moto aveva riguardato una
normale messa a punto con cambio olii e filtri , la
sostituzione del serbatoio con uno di maggiore capacità (42
lt.) ed il montaggio di un’ammortizzatore BITUBO che
si è rivelato veramente efficiente.Per quanto riguarda le
gomme la nostra scelta dopo averle provate è ricaduta sulle
Michelin T 63 che oltre ad avere un buon grip sull’asfalto
si sono dimostrate valide nelle diversissime tipologie di
fuoristrada incontrate mantenendo anche un consumo limitato
.Per quanto riguarda i ricambi oltre alle solite
candele, centraline,bobine,indotto,cavi e pipette cuscinetti
ruote, raggi abbiamo portato una pompa del freno che
si è rivelata provvidenziale visti gli esiti di un
incidente.Avevamo anche quattro pneumatici posteriori, tre
anteriori ,camere d’aria ed i kit per le riparazioni. Due
trousse complete di ferri completavano la dotazione
generale. Le rotture hanno riguardato qualche paraolio
della forcella,un cuscinetto del forcellone e lo stelo di
una forcella che era stato evidentemente raddrizzato dal
proprietario precedente. Qualche telaietto portaborse
ed il ponticello di sostegno della serratura sella si sono
crepati a causa delle sollecitazioni dello sterrato.(e dal
peso dei piloti). Oltre ai ricambi stipato dentro alle borse
krauser e bmw c’era un quantitativo di alimenti su cui è
meglio sorvolare ed una ricca farmacia gestita dal
Dott.Fagiuoli medico e non solo del gruppo.
Pochi vestiti,il materiale fotografico,la borraccia e la
tuta impermeabile occupavano ogni angolo delle borse rigide
a cui erano aggiunte le borse da serbatoio e da
soprasella della ditta Vanessa che si sono rivelate molto
utili.
L'attrezzatura personale
Dopo una attenta analisi aiutati nella scelta da Gianalberto
Callegari della Ditta Automotor concessionaria BMW di Padova
abbiamo utilizzato la tuta Savanna che si è dimostrata
valida con le temperature più elevate grazie alla
possibilità di aumentare l’aereazione con l’utilizzo di
cerniere poste nei punti più critici, il casco EVO 4 molto
silenzioso e pratico essendo anche apribile e gli stivali da
enduro che sono a dir poco incredibili nella loro
impermeabilità. Facendo quotidianamente decine di guadi,
anche ispezionati a piedi,mantenevano i piedi perfettamente
asciutti. Sottotuta ,pile, e tuta impermeabile erano logico
complemento del vestiario insieme ad occhiali infrangibili
con lenti intercambiabili e calze della X socks un capo
studiato finalmente anche per utilizzi specifici. Utilizzato
nella prima parte del viaggio si è rivelato molto comodo e
pratico il sistema interfonico CTE MIDLAND che permette un
contatto vocale tra piloti utilizzando un mini trasmettitore
con un kit auricolare che permette di parlare premendo un
bottone posto vicino ai comandi sul manubrio. Consente un
rapido congiungimento quando il traffico spezza il gruppo e
diminuisce notevolmente i tempi di attesa dei “ dispersi
“oltre a mettere al corrente di eventuali pericoli tutto il
gruppo contemporaneamente e poter dialogare tranquillamente
senza gesticolare o fermarsi. L’alimentazione è con batterie
ricaricabili ma uno spinotto specifico collegato alla
batteria della moto garantisce un utilizzo più pratico.
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Notizie ed
informazioni
Note sul Viaggio
L’altopiano tibetano ha una superficie di circa 1.200.000
km/q ,abitato da circa 2.000.000 di tibetani e
cinesi/tibetani la capitale è Lhasa con circa 200.000
abitanti la differenza di fuso orario è di 7 ore e la moneta
è lo yuan con un cambio di circa 8 per un euro. I periodi
migliori per andarci sono la primavera con l’inizio
dell’estate ed l’autunno mentre da metà luglio ai primi di
settembre c’è la stagione delle piogge (noi siamo stati
fortunati) In Tibet ci sono diversi tipi di mezzi di
trasporto : nelle città ci sono molte moto a quattro tempi
di 100/150 cc qualche sidecar bicilindrico, utilitarie
giapponesi e molti fuoristrada Toyota tutti a benzina 4500
cc che sono ad appannaggio o delle associazioni turistiche o
dei cinesi più ricchi. Il mezzo più usato è il trattore con
rimorchio che funge anche da taxi. La reperibilità della
benzina peraltro di qualità ,nelle città è buona mentre nei
piccoli centri vengono utilizzati bidoni che vengono
travasati con contenitori a misura. Per gli spostamenti di
lunga tratta si usano i camion (alimentati a benzina !) dove
viene caricato di tutto. Veramente ammirevoli gli autisti
che guidano in percorsi a dir poco accidentati, questi
rigidi mezzi senza servosterzo .Alla fine della giornata il
nostro autista arrivava sorridendo circa un paio d’ore dopo
di noi e sempre sorridendo preparava la cena insieme al
cuoco. Abili meccanici si ingegnavano a sistemare qualsiasi
problema che si presentava al loro mezzo o a quello di
qualche collega in difficoltà. Una costante del viaggio sono
stati i bambini tibetani che come tutti i bambini erano
incuriositi dalle moto e dagli strani personaggi che le
guidavano. Ad ogni sosta comparivano dal nulla ed erano i
primi che arrivati nelle guest house ancora prima che
spegnessimo le moto salivano in sella per fare un giro.
Quando eravamo in stanza entravano anche loro per vedere
cosa facevamo seguiti poi dai grandi cosi’ in pochi minuti
eravamo in compagnia di persone che discutevano sui nostri
gesti o su qualcosa della nostra attrezzatura. Nei pressi di
Shegar ,lungo la strada,decine di ragazzini vendono fossili
trovati nei pressi ad una altitudine di circa 4500 metri.
Essendo il nostro gruppo promotore anche di un turismo
responsabile suggeriamo a tutti coloro che andranno in Tibet
di acquistare se possibile gli oggetti di artigianato
direttamente dai tibetani .Oltre ad avere un oggetto forse
più originale li favorirà maggiormente. Essi purtroppo non
fanno parte del circuito commerciale saldamente in mano ai
“cinesi”e vivono ai margini di una realtà economica da cui
sono esclusi. Un’altra costante meno simpatica sono i cani
che da soli od in branco incutono un certo timore vista
l’aggressività,la grossa taglia e la notevole velocità.
Difensori del loro territorio rincorrono anche per centinaia
di metri i malcapitati passanti fino a quando non escono
dalla loro giurisdizione. L’animale che meglio rappresenta
il Tibet è lo YAK . E’ veramente impressionante sia per le
sue misure (può arrivare a 10 q.li e superare 190 cm al
garrese) sia per la sua incredibile agilità che lo fa
assomigliare ad un toro che si muove come uno stambecco ad
altitudini dove anche un semplice spostamento costa un certo
sforzo. Per la maggior parte i gruppi di yak sono formati da
incroci che si distinguono per misure più piccole. Oltre al
latte che viene usato per fare il famoso burro (che viene
utilizzato anche ad uso di candele nei monasteri) tutto di
questo animale viene utilizzato compreso lo sterco che dopo
essere stato messo a seccare servirà come combustibile. Nei
loro spostamenti i nomadi utilizzano anche cavalli agili e
di piccola taglia. In ogni paese anche sperduto a centinaia
di chilometri di distanza,senza energia elettrica,pronto
soccorso ecc.ecc. non mancano però grosse parabole
satellitari, simbolo della modernità cinese da cui si può
comodamente telefonare a casa con poco. Viene perlopiù usato
dai militari (presenti ovunque )e dai turisti.
Alberghi e la cucina
Gli alberghi in Tibet si differenziano a seconda delle zone.
Sui piccoli paesi di transito si trovano delle
caratteristiche guest house a forma di caravanserraglio,cioè
una costruzione completamente cinta da un muro senza
finestre che guardano all’esterno,un cortile più o meno
grande con un solo cancello di entrata,ed hanno all’interno
uno stabile più grande dove generalmente stanno la cucina e
la sala da pranzo mentre le stanze sono dislocate lungo una
parete tutte con porta e finestre che guardano all’interno
del cortile. I bagni, in una stanza a parte, sono divisi tra
uomini e donne e sono semplicemente dei buchi sul pavimento.
Quando nella guest house ci sono tanti turisti,entrare in
bagno può essere considerata una esperienza che allontana
dal misticismo dei luoghi che lo circondano. Le stanze sono
dotate di due o quattro posti(o più) con buoni letti
lenzuola e trapunte, il necessario per lavarsi ,due catini e
due grossi thermos di acqua calda (bollente) per lavarsi e
fare il thè essendoci anche tazzine e bustine per farlo. Ci
sono pure delle candele in quanto in molti di essi non c’è
energia elettrica o c’è il generatore che ad una certa ora
viene fermato. A volte c’è anche la possibilità di fare la
doccia sempre in una stanza a parte. L’influenza del turismo
è più tangibile nelle grandi città dove ci sono anche
alberghi molto belli dotati di tutti i comfort fatti per un
genere di turismo all’occidentale, con negozi,bar,salone di
bellezza ,lavanderia e camere con tanto di tv via satellite
telefono frigobar ecc.ecc. Nei posti più remoti o comunque
fuori di ogni paese si può campeggiare tranquillamente vista
la quantità di terreni erbosi e corsi d’acqua. La cucina
tibetana è molto spartana ed ha come base la stampa (farina
d’orzo) preparata con acqua o thè , ed i momo, ravioli
farciti. Il thè tibetano fatto con il burro ed il sale è più
simile ad una minestra che ad un thè ed ha un sapore
decisamente forte mentre i tibetani/cinesi invece fanno un
thè alquanto insapore aggiungendo acqua bollente alle foglie
che rimangono diversi giorni nella teiera o nel termos
ripristinando solo il livello dell’acqua. L’influenza dei
cinesi ha portato a variare il menù tibetano . Il
piatto principe sono i tagliolini istantanei bolliti o
fritti con verdure Le stesse verdure cotte in vari modi sono
poi insieme al riso l’alternativa per la cena. Nei paesi più
grandi ci sono ristoranti con menù anche occidentali ed a
Lasha addirittura si trovano filetti ,patate fritte,e
purtroppo improbabili spaghetti bolognese, carbonara,pizza
ed altre prelibatezze in ristoranti e bar resi famosi da
guide alla moda. Nei giorni di viaggio avevamo il pranzo “al
sacco” dove oltre a scatolette di tonno c’erano a volte
anche pollo,uova ,pane,frutta e qualche dolcetto. Come
bibite a parte l’acqua in bottiglia si trovano birra e
bibite (coca aranciata ecc.)ovunque. Da bravi italiani
avevamo una adeguata scorta di viveri che andava dal
concentrato di pomodoro all’olio di oliva , dal parmigiano
agli spaghetti ed a una serie di beni minori che abbiamo
consumato quando eravamo un “po’ giù”. Oltre a questo
avevamo una considerevole scorta di integratori e pasti
sostitutivi per le emergenze giornaliere o quando la fatica
o la fame si facevano sentire.
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Costi del
viaggio
Programmazione dei costi
Il viaggio ha subito diverse e sostanziali modifiche
rispetto al progetto originario che prevedeva partenza ed
arrivo da ISLAMABAD (Pakistan) compiendo il periplo delle
più imponenti catene montuose del mondo percorrendo la
famosa KARAKORUM HIGHWAY fino a KASHGAR (XINGJANG CINA) e da
li costeggiando India e Nepal nel Tibet occidentale fino a
Lhasa .Dalla capitale attraverso la Friendship Highway si
raggiungeva Kathmandù da li Dehli e seguendo la Grand Trunk
Road (strada che univa Calcutta a Kabul) si ritornava ad
Islamabad. Dopo l’11 settembre ci è sembrato più prudente
escludere il Pakistan ed abbiamo trovato una valida
alternativa partendo dal Kazakistan attraversare il
bellissimo Kirghizstan ed attraverso il TORUGART PASS
arrivare a Kashgar da dove il viaggio sarebbe rimasto
inalterato fino a Dehli . Dopo aver ottenuto con grande
fatica le lettere di invito e la possibilità di avere i
visti necessari per gli stati dell’ex URSS la agenzia cinese
(presso cui ci eravamo già appoggiati in un nostro viaggio
nel 1997) ad un mese e mezzo dalla partenza ci comunica che
non ci danno più il permesso di transito senza darci
ulteriori specifiche. Bloccata la spedizione delle moto che
stavano per partire per Alma Ata ci siamo trovati nella
situazione di cercare freneticamente un’agenzia che ci
permettesse in tempi ristrettissimi la possibilità di andare
in Tibet. Per ottenere il permesso di accedere in Cina con
un mezzo proprio bisogna difatti contattare una agenzia
responsabile della regione che si vuole attraversare
proporre un itinerario ed un programma su cui loro fanno un
preventivo che se viene accettato diventa un vero e proprio
contratto. La spedizione dei soldi e dei documenti richiesti
sono l’atto conclusivo per poter partire.(oltre al facile
rilascio del visto) Bisogna spedire almeno due mesi prima le
fotocopie dei documenti personali e della moto ,4 foto per
ogni pilota e le foto delle moto. All’arrivo in frontiera
vengono consegnati patente e libretto cinesi oltre alla
targa . Trovata una agenzia cui spieghiamo i nostri problemi
contrattiamo velocemente tragitto e quotazioni(triplicate)
Avuta la loro conferma eravamo a meno di un mese dalla data
della partenza con le moto ancora a casa. A questo punto è
entrato in scena il dinamico dirigente della KHUENE & NAGEL
Paolo Pasetto che ha trovato il modo di spedire le moto con
una compagnia aerea senza spendere una fortuna. Cosi facendo
il viaggio partendo ed arrivando da Dehli manteneva il
tragitto in Tibet quasi immutato ma il suo costo era quasi
raddoppiato. Una ricerca di sponsor ha caratterizzato
l’ultimo periodo precedente la partenza e dobbiamo a loro il
risultato ottenuto.
Costi per partecipante e documenti necessari
Biglietto aereo a/r €. 900 (Air France) Trasporto moto
andata air cargo €. 1.000 ritorno €. 400comprese tutte le
spese di sdoganamento e trasporto locale in India ed Italia
CINA €. 3500 patente libretto targa cinesi,vitto ed alloggio
per 22 giorni accompagnati obbligatoriamente da: una
guida/interprete,un responsabile del partito,ed un autista
alla guida di una jeep. Ingresso pagato in tutti i siti
visitati uso di minibus a Lhasa ,per 15 gg un camion con
autista e cuoco, utilizzo del materiale da campeggio escluso
solo il carburante. Spese varie €. 1000 alberghi e vitto in
India e Nepal benzina India Nepal Cina regali ecc.ecc. Visti
€. 200 Totale €. 7000 (preventivati 3500/4000 del viaggio
originario). DOCUMENTI : Passaporto con
visti multipli Indiano e Nepalese e singolo Cinese Patente
Internazionale (Nepal) Carnet ACI ottenibile finalmente
anche con fideiussione assicurativa (India e Nepal) .
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