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- [Riassunto delle tappe]
- [Ringraziamenti]
Ladakh dal 10 al 16 agosto
L'arrivo a Leh rappresenta un respiro di ossigeno dopo tanti giorni in alta quota,qui siamo solo a 3500 metri e ritroviamo un albergo:una bella doccia, un
letto, pizze, bistecche, girovagando per Leh ed i suoi forse troppi negozietti e mercatini mischiandoci fra i numerosi turisti presenti.
La presenza di tanta gente ci frastorna comunque un po' visto che per cinque giorni non avevamo visto praticamente nessuno.
Ripensando ai giorni precedenti vengono in mente tanti frammenti: i passi con panorami mozzafiato, il Lago Tsokar, i momenti passati con 67 bambini di una piccola scuola
di un piccolo paese in mezzo alle montagne, la salita delle Gata Loops, gli accampamenti tendati dove un incredibile tetto di stelle faceva da teatro ogni notte sopra di noi,
il compleanno della Monica festeggiato con penne al formaggio e spaghetti, i ponti con lastre di ferro tenute insieme dal fil di ferro, l'Indo che ci accompagna impetuoso
per molti chilometri, le soste improvvise alla ricerca di un punto da usare come bagno con la speranza di essere lontani da Stefano e dalla sua macchina fotografica,
le numerosissime caserme, posti di blocco ed in genere la fortissima presenza militare che ci ricorda continuamente la storia irrisolta di questa regione.
Siamo gia' carichi di ricordi ma siamo solo ad un terzo di questo viaggio.
Il centro di Leh assomiglia un po' al quartiere Thamel di Kathmandu' ma la belleza di questa valle sono i monasteri che si trovano nel giro di una trentina di km.
Dopo una visita a queste meraviglie partiamo per una meta molto sentita da tutti: il passo di Khardung che e', (anzi sembrava essere) il piu' alto del mondo.
I nostri gps MIDLAND hanno evidenziato che i 5610 metri erano in realta' "solamente" 5359 riportando nel Tibet centrale il record del valico piu' alto.
Evidentemente è destino che dovremo tornare in Tibet!!!!!!!!
Per sottolineare il raggiungimento del valico, Nostro Signore ci manda una bella nevicata lo spessore della quale raggiungendo i 25 cm. mette in forse la discesa verso
una delle meraviglie di questo viaggio: la Valle di Nubra.
Un momento difficile per tutti è quello nel quale leghiamo alle preghiere che si trovano in tutti i valichi una maglia di Massimo con tutte le nostre firme.
Toni ha portato fino a quassu' questa maglia ed il nostro gesto riproduce in parte la disperata speranza di trovare un contatto che vada oltre ad un ricordo od un pensiero.
Forse quassu' a quasi 6000 metri è piu' facile pensare che questa folle idea possa essere realta'.
Nessuno parla e l'atmosfera che si crea si potrebbe toccare con le mani.
Un sole provvidenziale scioglie in parte la neve dalla strada permettendoci di scendere in picchiata dai 5610 mt. (5359)ai 3800 del fondovalle accolti da uno scenario che ci
lascia senza parole.
Nubra Valley e' sicuramente una delle cose piu' belle che abbia mai visto in vita mia e difficilmente quanto potrei scrivere potrebbe descrivere quanto abbiamo provato guidando
per raggiungere Hunder e l'accogliente guest-house con i suoi alberi di buonissime albicocche.
I cammelli battriani ora adibiti ad utilizzo solamente turistico, ricordano che questa valle era una delle direttrici della Via della Seta, le dune di sabbia che riportavano lo scenario
ad un connotato africano, le montagne che si stagliano in un blu cobalto ed il clima mite ci fanno pensare di essere in un paradiso.
Il pensiero viene subito contrastato dal fatto che l'ultima parte di questa meravigliosa valle ci sia preclusa in quanto la vicinanza con il ghiacciaio Siachen ed il Pakistan da una parte
ed il "confine" con Tibet ed il relativo esercito cinese dall'altra fanno si che ci siano piu' militari che sassi e quindi ce ne viene impedito l'accesso.
Qui siamo nel punto piu' a nord dell'India, se la strada non fosse preclusa dopo pochi km si arriverebbe alla valle di Skardu, in Pakistan,il K2 è a pochi chilometri ma al tempo stesso
è inaccessibile a causa non di barriere idrogeologiche ma di barriere create dall'uomo.
Questo vale pure per il regno di Guge ed il lago Manasarovar nel vicinissimo Tibet.
Comunque la perla del piccolo ma unico ed affascinante monastero di Hunder compensa ampiamente la mancata possibilita' di vedere appieno questa valle e rimane insieme ad
Alchi forse il momento piu' alto di cio' che si puo' intendere come arte tibetana.
Lasciamo malvolentieri questa valle che di sicuro ci vedra' tornare per raggiungere il luogo piu' bello dal punto di vista artistico: Alchi. c'è solo un termine (usato sempre da Giorgio)
che puo' riassumere la sensazione provata in questo piccolo paese:strepitoso!!!
Ogni angolo di questo monastero vale sicuramente un viaggio.
Una brutta notizia avuta qualche giorno prima trova conferma dalla nostra ispezione serale: un ponte era stato portato via da una piena impedendo la possibilita' di andare a KARGIL.
Essendo l'unica strada ed essendo poco il tempo a noi disponibile si prospettava per me e Monica un ritorno a Delhi via Manali se non difficile senza dubbio complicato.
L'esercito indiano intervenuto stava montando velocemente un nuovo ponte in ferro e fortunatamente dopo aver aspettato l'indomani solo qualche ora siamo passati per primi
raggiungendo Kargil l'ultima cittadina prima della discesa che ci avrebbe portato a Srinagar.
Ci fermiamo per la strada a Lamayuru fenomenale nella sua posizione incastonato alla fine di una stretta valle che ci fa vedere bellezze diverse ad ogni scorcio.
Da qui in poi l'influenza mussulmana è tangibile ed in pochi km sembra di essere in un altra regione, la sera al tramonto le preghiere dei muezzin che si incrociano dai vari minareti
ci salutano al nostro arrivo insieme alla notizia che a causa del senso unico praticato in un pezzo di strada che dobbiamo percorrere dovremo partire alle 4 e 30 del mattino!!!!!!!!
Fuochi del Kashmir
Le notizie avute dai turisti che venivano da Srinagar non erano buone ma quando dopo aver superato l'ultimo passo (Zoji-la) siamo arrivati ad un posto di blocco, abbiamo capito
che la situazione era precipitata.
I militari ci hanno impedito di continuare invitandoci a tornare indietro cosa logicamente da noi rifiutata e siamo stati obbligati a restare in un grazioso ristorante-albergo
dalle 8.30 del mattino fino alle 8 di sera con dei continui cambiamenti di versioni di quello che stava succedendo e su cosa avremmo fatto.
Gravi scontri tra esercito-polizia e manifestanti filo-islamici avevano portato ad una escalation di violenze con decine di morti e centinaia di feriti, il coprifuoco e la mancaza della
sicurezza per i turisti di cui avremmo notato l'assoluta mancanza solo nei giorni seguenti.
Verso le venti i militari hanno organizzato un convoglio fortemente scortato invitandoci a non fermarci per alcun motivo e di restare compatti.
Dalla partenza da Sonamarg, in tutti i paesi attraversati c'era un contrasto stridente tra il vuoto dato dal coprifuoco e quindi l'assoluta mancanza di vita, i resti di barricate
incendiate ed una presenza imponente di militari ovunque: ponti, strade, boschi.
Da ogni dove sbucavano militari armati di tutto punto ed i posti di blocco presenti ogni 5/10 km erano superati solo perche' il nostro convoglio era scortato.
Quello che ci avevano descritto come delle manifestazioni assumeva di chilometro in chilometro una scenografia di guerra civile.
Il problema irrisolto del Jammu & Kashmir presentava ancora il conto in maniera drammatica a chi non ha voluto o potuto affrontarlo politicamente ma anche a noi,
inaspettati testimoni di questi giorni di tragedia.
Il pericolo piu' grosso pero' di questo tragitto sono stati gli autisti delle macchine e dei furgoni in convoglio che per superarci (inutilmente,visto che poi non potevano superare i militari)
ci tagliavano la strada anche in maniera molto violenta facendoci rischiare moltissimo.
La guida in India è di per se' pericolosa, di notte è da suicidio.
Alla fine con Renato ci siamo affiancati occupando tutta la carreggiata ed abbiamo fatto da tappo impedendo a chiunque di superarci e permettendo agli altri di guidare piu'
serenamente.
All'arrivo a Srinagar la nostra guida ci ha condotto in fretta attraverso questa citta' spettralmente vuota fino alle House Boat che ci stavano aspettando insieme ad una cena
ristoratrice.
La forma di protesta ha portato nei giorni seguenti al blocco di tutte le attivita' della regione con i negozi chiusi la quasi assoluta mancanza di gente per la strada, il consiglio di
non andare in giro ed in tutto il lago c'erano 20 turisti, 18 dei quali eravamo noi.
Tutte le case galleggianti erano vuote e la pace e la tranqullita' del lago sembravano surreali ed estranee rispetto al silenzio delle strade e delle piazze con l'odore dei fiori e
delle ninfee che non copriva del tutto l'odore dei pneumatici bruciati agli incroci.
Dopo un giorno di riposo utilizzato per fare un giro sul lago in questo paradiso trasformato in inferno io e Monica ci dividiamo dal gruppo per tornare in aereo a casa e mentre gli altri
per evitare rischi partono alle 5 e 30 del mattino un autista ci porta alle 7,30 in aereoporto correndo velocissimo nelle strade ancora vuote ma che avrebero visto dopo poche ore
una manifestazione di centinaia di migiaia di persone.
I militari si stavano gia' dispiegando in forze, drappelli di persone si stavano gia' riunendo, i resti di quello che era successo i giorni prima testimoniavano lungo la strada la crudezza
di quei momenti.
Non avevo mai visto le cosidette vacche sacre (ma solo per gli indu') oggetto di violenza e vederne di morte a bastonate lungo la strada immaginando cosa potesse essere successo
alle persone è stato impressionante.
All'aereoporto c'erano tutti i turisti (una dozzina) rimasti a Srinagar, e le centinaia di militari presenti ovunque all'interno, all'esterno e sulla pista dell'aereoporto non contribuivano
ad alleggerire l'atmosfera.
Il desiderio di autonomia di questa regione dall'India per costituire insieme ad altre zone vicine uno stato centro asiatico mussulmano la sta trasformando sempre piu' inacessibile
al turismo e si va ad aggiungere ad altre zone dell 'Asia tanto belle quanto sempre piu' inagibili.
L'uomo e le sue religioni, gli interessi, gli odii mai chiariti ma sempre alimentati stanno portando anche in questa regione l'incubo di una guerra civile repressa per adesso con la
forza dell'esercito che rappresenta uno stato che sicuramente non vuole cedere il controllo di questa regione cosi' importante.