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- [Riassunto delle tappe]
- [Ringraziamenti]
Namaste!
I nostri Stefano, Francesco e Matteo ci hanno fatto trovare le moto sul piazzale dell'albergo addirittura
con il pieno fatto, mentre quello che non abbiamo trovato al nostro arrivo a Delhi sono state le valigie
con parte dell'equipaggiamento da moto.
Si vede che le tradizioni si devono rispettare, anche nel 2002 era successa la stessa cosa.
Il mattino del 2 agosto questa strana comitiva parte da Delhi accompagnata dai 43 gradi di temperatura e
dal traffico molto creativo di questa citta'.
Servirebbero dieci claxon ed almeno sei specchi retrovisori per riuscire ad uscire integri da questo
girone dantesco.
Dopo due ore circa arriviamo alla strada che ci portera a Chandigarh, disegnata dal famoso Le Courbuisier
mi domando quali droghe assumesse per pensare di disegnare una citta'ordinata in India).
I chilometri che scorrono sulla campagna indiana mi fanno venire in mente tanti ricordi ed impressioni,
ma un paio di incidenti evitati per poco mi ricordano che non bisogna mai perdere la concentrazione se si
vuole arrivare in fondo.
Nonostante questo i profumi, gli odori ed anche le puzze non hanno perso la loro identita' e nella memoria
si mischiano con tanti episodi vissuti con amici diversi ma con la stessa moto:la mia GS 80.
Il secondo giorno lasciamo il caldo opprimente della pianura per raggiungere Manali.
La strada e' tortuosa e molto divertente, abbiamo preso le misure della guida in India e la scarsita'
di traffico ci permette di raggiungere velocemete i 2000 metri di questo paese da cui l'indomani
partiremo per scalare i primi passi del contrafforte Himalaiano.
Questo è anche l'ultimo giorno in cui dormiremo in albergo, in quanto ci aspettano quattro campi tendati.
Dai 2000 metri di Manali in pochi chilometri arriviamo ai quasi 5000 del primo passo per scendere al primo
campo tendato dopo circa 140 km.
Apparentemente sono pochi, ma le frane su questa strada sterrata dove a mala pena passa un automezzo,
i camion che per passare devono andare con la ruota gemellare nel vuoto, i ponti dove le latre di ferro
sono appoggiate sui traversi, i lavori in corso ed anche un certo stato di malessere che prende noi e
le moto (il male di altitudine) limita la possibilità di viaggiare più spediti.
I giorni seguenti sono un susseguirsi di visioni spettacolari, passi di oltre 5000 metri, vallate piene
di torrenti che scaricano sassi e pietre con un rombo assordante, paesini arroccati sulla montagna,
laghi salati di bellezza indescrivibile, sterrati e guadi dove passiamo osservati solo da marmotte,
militari presenti in quantità vista la vicinanza con la Cina ed il Pakistan immersi 24 ore al giorno
in una natura primordiale.
L'arrivo a Leh il giorno 8 è accolto da tutti con emozione, dopo tanto tempo questo nome non era più
solo un punto nella mappa geografica.